



CIVITA CASTELLANA - Condizioni non buone per l'iconica “Marangana”, un evocativo mascherone che decora il frontone di un tempio in via Quintana, nel centro di Civita Castellana.
Riconosciuto come un patrimonio affettivo nella cultura locale, l’abbellimento rischia di sgretolarsi e perdere la sua compostezza, quella che i genitori dei piccoli civitonici annunciavano come punizione in caso di marachelle: una tradizione ancora viva che rischia di essere compromessa dalla scarsa manutenzione.
Alessandro Soli, scrittore dialettale civitonico e custode delle abitudini di un tempo, ha fatto riferimento alla longevità dell’elemento artistico, proveniente da un lontano passato: “La Marangana fa parte di un palazzo antichissimo, che richiama con il suo volto le cattedrali gotiche. Questi edifici presentano spesso diavoli e figure infernali che li proteggevano dalla fede che c’era allora”.
Il problema, però, sembra essere la noncuranza in cui questo patrimonio è stato gettato: dev’essere compito del Comune provvedere a curarlo e mantenerlo “parlante” per tutte le generazioni, comprese le ultime. Il Comitato “Centro Storico” non agirebbe del tutto in questa direzione e la “Marangana”, prossima allo sgretolamento, resterebbe un importante nervo scoperto.
Le fattezze della figura di ispirazione gotica appaiono scalfite e danneggiate dal tempo, oltre che abbandonate a un disinteresse non troppo velato. Dei suoi occhi, un tempo puntati sul centro cittadino quasi a interrogarlo, è rimasto poco più di un’impronta e il contorno del volto sta diventando indistinto.
Quand’è che Civita potrà riavere intatta la sua “Marangana”? A quando una manutenzione mirata e responsabile? Le iniziative innovative sono da incoraggiare, ma senza dimenticare le fatiche del passato.