ANNO 16 n° 227
Civita Castellana, la Cassazione conferma il carcere per la 65enne accusata di spaccio
Respinto il ricorso della difesa: resta in carcere la donna ritenuta dagli inquirenti parte di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti
15/08/2026 - 09:21

CIVITA CASTELLANA – Resta in carcere la 65enne di Civita Castellana accusata di essere coinvolta in un’organizzazione dedita al traffico di droga. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, confermando così la misura cautelare.

La donna è accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di diversi episodi di spaccio. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe avuto un ruolo attivo all’interno del gruppo, occupandosi della consegna delle dosi ai clienti e della custodia della droga nella propria abitazione.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un sodalizio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato guidato da un uomo di origine nordafricana già sottoposto agli arresti domiciliari, ma ritenuto comunque capace di mantenere i contatti con le piazze di spaccio del territorio laziale.

Le indagini avrebbero inoltre documentato frequenti contatti tra la 65enne e gli altri componenti del gruppo attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Alcuni acquirenti l'avrebbero descritta come una donna anziana incaricata di consegnare la sostanza stupefacente.

La difesa aveva contestato anche un elemento contenuto nell'ordinanza del Riesame: i giudici avevano indicato la 65enne come proprietaria dell'appartamento nel quale il presunto capo dell'organizzazione si trovava ai domiciliari. In realtà, secondo quanto sostenuto dalla difesa, i due avrebbero abitato nello stesso condominio, ma in appartamenti differenti e in affitto da una proprietaria estranea alla vicenda.

La Cassazione ha riconosciuto l'errore materiale, ritenendolo però non determinante per la decisione. Secondo i giudici, infatti, la valutazione sulla posizione della donna poggerebbe su altri elementi ritenuti sufficienti a sostenere il rischio di reiterazione dei reati.

La Suprema Corte ha quindi confermato la misura cautelare in carcere. La decisione riguarda, tuttavia, la misura cautelare e non equivale a una condanna definitiva: resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino all'eventuale sentenza definitiva.

Per la 65enne, dunque, al momento non sono stati concessi né i domiciliari né la revoca della misura cautelare.

 

 

Presunzione di innocenza

Nel nostro ordinamento penale ogni persona è considerata innocente fino a quando non intervenga una condanna definitiva. Il principio è sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo cui l’imputato non può essere ritenuto colpevole prima che la responsabilità sia accertata con sentenza definitiva.






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