ANNO 16 n° 132
Civita Castellana, il Lions Club “adotta” la chiesa di Santa Maria delle Grazie
Al via il progetto per valorizzare e recuperare lo storico edificio dell’ospedale Andosilla, chiuso dal 1998 e parzialmente riaperto al pubblico
10/05/2026 - 15:53

CIVITA CASTELLANA - Al via il progetto promosso dal Lions Club Civita Castellana Falerii Veteres per favorire studio, valorizzazione e recupero della storica chiesa dell’ospedale cittadino, chiusa dal 1998 e recentemente riaperta parzialmente al pubblico

“L’obiettivo non è soltanto contribuire al recupero di un edificio storico, ma favorire la restituzione alla cittadinanza di un luogo profondamente legato alla memoria, all’identità e alla storia di Civita Castellana e del suo ospedale”, dichiara Fabio Cesare Campanile, Presidente del Lions Club Civita Castellana Falerii Veteres.

“La valorizzazione di Santa Maria delle Grazie non riguarda infatti soltanto la tutela di un bene artistico e architettonico di grande interesse, ma anche il recupero del suo significato culturale, umano e comunitario all’interno della vita cittadina”.

Proprio con questa finalità il Club ha deliberato di promuovere un progetto di “adozione” della chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata all’interno del complesso dell’Ospedale San Giovanni Decollato Andosilla e appartenente alla ASL Viterbo.

Il progetto si colloca nel solco delle numerose iniziative attraverso cui il mondo Lions promuove la tutela, la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale e identitario dei territori, considerandoli parte essenziale della vita e della memoria delle comunità.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire tutte le attività utili allo studio, alla valorizzazione e, auspicabilmente, al progressivo recupero di un edificio di grande interesse storico e architettonico, profondamente legato alla storia religiosa, sociale e assistenziale della città.

La chiesa, rimasta chiusa dal 1998 e recentemente riaperta parzialmente al pubblico, rappresenta infatti una significativa testimonianza delle diverse stratificazioni storiche che hanno interessato nei secoli il complesso ospedaliero e l’antico convento delle Clarisse.

L’edificio conserva un nucleo originario probabilmente medievale, costituito dalla navata centrale a pianta rettangolare, sul quale si sono successivamente innestati ampliamenti e trasformazioni che mostrano caratteristiche costruttive differenti. La facciata della chiesa riporta la data 1529, verosimilmente riferibile a un importante rifacimento eseguito nel XVI secolo nell’ambito di più ampi interventi di modifica dell’edificio.

La parte oggi nuovamente accessibile corrisponde alla navata principale, dominata da un altare barocco di notevole impatto scenografico. Sul lato destro della navata si aprono alcune cappelle laterali, probabilmente anch’esse riconducibili agli interventi rinascimentali, che conservano sotto strati di intonaco più recente tracce di affreschi antichi ancora parzialmente visibili e che potrebbero in futuro essere oggetto di studio e recupero.

Sul lato sinistro della chiesa si sviluppa il portico dell’antico convento delle Clarisse, di cui la chiesa costituiva parte integrante. L’intero complesso testimonia il profondo legame che per secoli ha unito in questo luogo la vita religiosa claustrale, l’assistenza e la storia stessa della città.

Ulteriori testimonianze pittoriche sono inoltre presenti posteriormente alla chiesa, in ambienti oggi occupati dal reparto di fisioterapia dell’ospedale, dove risultano ancora visibili affreschi probabilmente appartenenti al medesimo complesso originario.

Nelle nicchie ai lati dell'altare maggiore erano collocate due statue in gesso raffiguranti Santa Chiara e Santa Paola, elementi di particolare interesse storico-artistico. Le opere appartengono alla produzione civitonica dello scultore Giulio Francesconi, e furono realizzate a Civita Castellana tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta del Novecento. Le statue sono oggi custodite dalle suore Clarisse trasferitesi da Civita Castellana a Rieti.

Una delle ipotesi più affascinanti che gli studi futuri potranno approfondire riguarda proprio le trasformazioni architettoniche subite dall’edificio nel XVI secolo. Alcune modifiche potrebbero infatti essere state legate all’esigenza di adattare il convento e la chiesa alle norme sulla clausura stretta emanate dopo il Concilio di Trento, tema che renderebbe il complesso di particolare interesse anche sotto il profilo storico-religioso e architettonico.

“Questa chiesa – sottolinea ancora Fabio Cesare Campanile – non rappresenta soltanto una significativa testimonianza del ruolo svolto per secoli dal monastero delle Clarisse nella storia di Civita Castellana, ma costituisce anche un luogo profondamente legato alla vita dell’ospedale cittadino e quindi alla dimensione umana della cura, della sofferenza e della speranza. Il nostro intento non è limitarci a una semplice iniziativa simbolica, ma favorire la nascita di un percorso condiviso che possa coinvolgere istituzioni, studiosi, associazioni e cittadini nella conoscenza e nella valorizzazione di questo importante patrimonio storico e culturale”.

Con il termine “adozione”, il Lions Club intende infatti riferirsi non a una singola iniziativa o a una semplice raccolta fondi, ma alla volontà di promuovere un progetto articolato e progressivo capace di favorire studi storici e architettonici, iniziative divulgative, attività culturali e, auspicabilmente, futuri percorsi di restauro e recupero.

Il Club ha già formalizzato questo orientamento con una comunicazione indirizzata al Direttore Generale della ASL Viterbo, Dott. Egisto Bianconi, manifestando la disponibilità a promuovere e sostenere ogni iniziativa utile alla piena valorizzazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

“Con il Lions Club Civita Castellana Falerii Veteres - conclude Fabio Cesare Campanile - abbiamo già avviato contatti e interlocuzioni con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, con la Curia vescovile, con il Comune di Civita Castellana e con il mondo universitario, in particolare con la Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma e con l’Università degli Studi della Tuscia, nella prospettiva di favorire future attività di studio, ricerca e valorizzazione del complesso. In questo percorso il Club ha inoltre iniziato a collaborare anche con la Biblioteca comunale 'Enrico Minio', nella prospettiva di promuovere attività di documentazione e divulgazione dedicate alla storia del complesso”.






Facebook Twitter Rss