




CIVITA CASTELLANA - Incuriosire il visitatore, stimolandolo attraverso eleganti giochi di simbolismo, sembra essere l’imperativo che ogni espositore di “Portale d’Arte” si prefigge prima di incontrare l’altro. Quando l’altro è però digiuno di pittura, modellazione, scultura, fotografia e videoinstallazioni, metterlo nelle condizioni di comprendere diventa prioritario: il creativo non vaga in cerca di apprezzamento, ma esplora il mondo per connettersi con chi è altrove.
Con chi è sempre stato a Civita Castellana, ma non ha contezza di cosa sia un blocco d’argilla; con chi ama le tradizioni millenarie, ma non ha tempo da dedicare alla storia. Con chi è semplicemente giovane e inesperto, ma vede ancora resilienza nella manualità. “Altrove”, nell’era del sodalizio tra uomo e macchina, non è altro che un’indicazione di libertà dall’uniforme.

“Portale d’Arte”, rassegna che accoglie forme di espressione figurative, è arrivata alla sua 4° edizione e non smette di sorprendere ed entusiasmare. Allestita dal 22 giugno nei locali delle ex Carcerette, in via Vinciolino, l’esposizione proseguirà fino al 28 luglio, animando gradualmente il centro storico del paese.
Nelle sale, adibite a tappe di un vero percorso, si parte dalle ceramiche del rinomato Franco Giorgi e da pitture suadenti, per poi giungere a tele di ogni nuance e sapore, installazioni e sculture, motivi dedicati al glorioso passato etrusco e a una stanza con funzionali prodotti di design, confezionati da ArtCeram. Il piano superiore ospita e affronta la difficile relazione tra analogico e digitale: tra quadri di fotografie che recano il marchio Kodak e immagini che evocano ambientazioni estive è racchiuso il cuore pulsante della pozione cromatica, un’installazione video creata da Leonardo Dentico. In essa si alternano la terra e l’acqua, rappresentando calamità a cui l’umano non può sfuggire, quasi a ricordare la nostra prima appartenenza: quella alla materia che vive, che non può essere sofisticata e preferisce definirsi bella.
“C’è partecipazione da parte di tutta la cittadina di Civita Castellana, dal cittadino che viene a visitarla all’amministrazione che ci sta appoggiando: c’è un bel clima di collaborazione”, ha sottolineato Primavera Dominicis, Presidente di questo sgargiante “piccolo spazio pubblicità”. Un’atmosfera che è però finalizzata a narrare le emozioni, promuovendole anche tramite l’aumentato turismo. La Presidente ha aggiunto che sono frequenti le visite di chi non è solito relazionarsi con l’arte, ma anche che “Il traguardo più grande è quello di essere riusciti tutti insieme a creare una realtà che a Civita mancava”, a riprova della solidità degli obiettivi della rassegna.

Per la Dominicis c’è la volontà di “mantenere questa situazione, anzi, di ampliarla sempre di più con progetti di vario genere e tipo, che cercheremo di realizzare”. Quali sono le emozioni legate a questo ritorno culturale? “Siamo tutti molto felici di questo e ci stiamo impegnano al massimo per farlo diventare una realtà presente, soprattutto in collaborazione con tutte le altre realtà culturali che ci sono a Civita Castellana”. La Presidente è anche figlia di un artista, Dino Dominicis: per lei l’arte è fonte di contatti e “un inizio di qualcosa che può diventare sempre più grande e sempre più importante”.

Dino Domincis presenzia alle Carcerette per raccontare le sue modellazioni e la sua maiolica, un tripudio di tinte pastello che donano serenità. Le opere esposte dall’artista per l’occasione comprendono alcune lavorazioni in bucchero, elementi di un set armonioso, e figure che echeggiano gli Etruschi nel pieno periodo orientale: il suo registro di riferimenti è radioso e a sua detta anche con un potere terapeutico.
I risultati delle tecniche messe in campo da Dominicis nascono da un punto di partenza principale: “Il materiale è l’argilla, che si può modellare finché è allo stato plastico, poi si dà la forma alla scultura. Queste (le sculture esposte, ndr) sono opere modellate a tutto tondo, perché si può girare intorno all’opera”, ha precisato l’artista, offrendo una visuale innovativa per la fruizione. “Una volta essiccata bene, l’argilla si cuoce a una temperatura di circa 970 gradi, dipende dalla tipologia. Dopo la cottura si ottiene il prodotto finito”.

Infine, insieme all’intervento pittorico generale, “l’oggetto finito viene anche completato con la decorazione, come avviene per le maioliche e per un certo tipo di ceramiche”. E il significato che racchiudono? Domincis ha affermato: “Per me è la conoscenza delle tecniche, quindi ripercorrere le esperienze dei miei colleghi e cercare di farle mie, riproponendole con oggetti dei nostri tempi. Per un’esigenza personale la uso come terapia: non vado a pesca, non vado a caccia, ma lavoro l’argilla. In quest’occasione si può vedere la varietà del potenziale di Civita Castellana: noi cerchiamo di mantenerlo vivo, visto il successo che ha avuto la manifestazione”. Dominicis crede inoltre nell’efficacia della fotografia e della poesia, strategie di interiorità per cogliere l’anima.

“Noi siamo aperti a qualsiasi tipo di espressione creativa dell’essere umano”, ha ribadito lo scultore, evidenziando l’autonomia del talento umano da ogni forma di amalgama imposto. Con la stessa proiezione verso il modello e con un’affine sensibilità è Fausto Mancini, ceramista civitonico che ha fatto del lavoro pregiato uno stilema personale: “Mi ispiro ai vedutisti dell’800, soprattutto Corot, che è stato per lungo tempo a Civita Castellana”, ha ammesso di fronte alla sua tela, dedicata al paesaggio del borgo di Foglia. La prospettiva presentata nell’opera inquadra la località sabina dalla Val Tiberina.
“Ricerco la luce e l’ambientazione che mi dà serenità. Io la trovo nei miei quadri: li faccio con molto piacere e li sento molto miei, legati al territorio e alla storia dello stesso. La ceramica – l’attività principale dell’artista – mi affascina molto: è sorpresa, continua ricerca. La pittura ad olio, però, rimane la pittura per eccellenza dal Rinascimento in poi e lo resterà”. Nelle parole di Mancini si avverte il sogno di richiamare la gioventù alle arti tradizionali, accogliendo però il vissuto delle ultime generazioni con lo stimolo a produrre bellezza dilettevole. La nota di prestigio del lavoro di questo artista consiste nell’esaltazione dei sentimenti positivi, un aggancio vitale e sferzante che l’epoca contemporanea sembra aver tralasciato.

Per citare altri grandi nomi del panorama artistico, coinvolgente è l’opera esposta da Maria Pia Rossini: una spiaggia dalle tinte oniriche e che mescola i colori tradizionalmente freddi con uso che li rende caldi e vivaci. Il mare lava via i pensieri, essendo una casa per l’essere: il titolo è icastico, “Spiaggia”, ma il suo significato alberga nel nutrimento per l’anima fornito da ciò che scalda, avvalora, fa rinascere.


L’accoglienza gioviale di Beniamino Molon e Maura Muscogiuri fa trasparire un atavico senso di appartenenza, di collettività: il primo artista, con opere dai motivi geometrici e la seconda, raffinata pittrice, sembrano invitare a gioire e a banchettare nell’arte, senza gozzoviglia e solo con trasporto. “Quello che ci ha portato a fare la rassegna è stato l’essere nel gruppo e l’essere inseriti nella realtà locale: ci scambiamo idee”, ha precisato Molon sull’aspetto unificante della manifestazione. “Le ceramiche che ho esposto sono basate sul geometrico, è quasi spaziale. Mi piace davvero fare questo! Ho usato la ceramica cotta, decorata con ingobbi colorati. L’ho poi lucidata con la cera”, ha commentato Molon con pazienza, descrivendo i singoli e importanti passaggi dell’assemblamento.

L’olio su tela di Maura Muscogiuri è intensità, fragilità, riservatezza: un nudo femminile in cui la figura è ritratta solo in ciò che può essere visibile anche in contesti diversi. È questa la chiave del suo operato: l’emozione per ciò che si vede e si percepisce tra mille imperscrutabili segreti. “Mi restituiva un po’ di mistero, mi emoziona non rappresentare tutto, non si riconosce il volto della donna. Mi piaceva anche il bianco e nero. Avvicinarsi alla pittura è una cosa meravigliosa! Rilassa e comporta la messa in gioco di tante emozioni. Ti fa evadere da tutto: quando ci si mette a dipingere, non si pensa più a niente e ci si rilassa”: la Muscogiuri ha le idee chiare sul ruolo aggregante, di distensione e di rispetto per sé stessi di cui la pittura è portatrice.
Tra l’arte che circola invulnerabile e le influenze di ogni timbro che si respirano, “Portale d’Arte” è un’esperienza completa, in grado di abbracciare il cuore e alleggerirlo. È la sede di incontri fruttuosi e felici: è l’orgoglio dell’estate civitonica e di chi vuole conoscerne la reale essenza.
