ANNO 16 n° 167
Cittą Ideali, il futuro si costruisce partendo dalla qualitą della vita
Al Balletti Park Hotel il confronto tra amministratori, professionisti e cittadini. Antoniozzi: 'Generare futuro, non solo organizzare il presente' Piazza: 'La vera bellezza č nelle relazioni'
Andrea
14/06/2026 - 00:52
di Andrea Farronato

VITERBO – Due giornate di confronto per immaginare il futuro delle città e del territorio. Si è aperta venerdì 12 giugno, al Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino, il convegno nazionale “Città Ideali”, spazio di dialogo dedicato alla pianificazione urbana, alla qualità della vita e alla costruzione di modelli di sviluppo sostenibili e inclusivi.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di mettere in rete amministratori, professionisti, associazioni e cittadini, favorendo lo scambio di esperienze e buone pratiche per la rigenerazione urbana. Al centro del dibattito la domanda che attraversa ogni comunità: quale città vogliamo consegnare alle generazioni future?

Tra gli interventi della prima giornata hanno figurato quello del vicesindaco e assessore alla cultura, Alfonso Antoniozzi, che ha posto l’attenzione sul ruolo della cultura nelle scelte amministrative. “Una città ideale non è una città perfetta – ha spiegato – ma una città che continua a compiere gesti apparentemente irragionevoli, investendo su qualcosa che non produrrà effetti immediati”. Per Antoniozzi il compito di chi amministra non è soltanto organizzare eventi, ma costruire condizioni e strumenti capaci di produrre benefici nel lungo periodo. Da qui il riferimento alle convenzioni pluriennali per il settore culturale, al lavoro sul Teatro dell’Unione e al percorso di candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura.

“Costruire condizioni, non soltanto favorire occasioni; generare futuro, non soltanto organizzare il presente”, ha aggiunto il vicesindaco, sottolineando come la cultura debba essere considerata un investimento strategico e non un elemento accessorio rispetto alle altre priorità amministrative.

A guardare al tema da una prospettiva più ampia è stato invece il vescovo di Viterbo, Monsignor Orazio Francesco Piazza, che ha invitato a riflettere sul significato profondo dell’abitare e del costruire. “La vera bellezza da ricercare è innanzitutto la qualità della vita delle persone, il loro essere in armonia con l’ambiente in cui vivono affinché si creino vere relazioni, incontri e possibilità di reciproco aiuto”.

Secondo Piazza, una città non deve essere pensata come un modello ideale irraggiungibile, ma come una realtà concreta capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria identità. Fondamentali, in questo percorso, l’ascolto dei cittadini, la partecipazione e la capacità di progettare spazi che rafforzino relazioni e senso di comunità. “Non è nuova la città, è il nostro sguardo che deve diventare nuovo”, ha concluso, richiamando la necessità di leggere il territorio con una visione capace di integrare storia, cultura, ambiente e innovazione.

Un messaggio condiviso dai protagonisti della prima giornata del convegno: il futuro delle città passa dalla capacità di immaginare oggi ciò che servirà domani, mettendo al centro le persone, la cultura e la qualità delle relazioni.






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