

VITERBO - Dei 482 viterbesi ospitati nelle strutture di accoglienza – un dato, questo, fornitoci dal primo cittadino, Chiara Frontini - circa 300 erano cittadini con fragilità. La serenità di questi ultimi è stata assicurata dalle attività ludiche di animazione e la loro situazione, monitorata da Ares, Croce Rossa e Misericordia, è stata gestita in due centri preposti. I restanti tre sono stati allestiti alla popolazione non bisognosa di attenzioni speciali.
Secondo il Prefetto Gennaro Capo la garanzia che ha reso meno instabile la situazione di molti è stata trovata nelle parrocchie, che hanno accolto i residenti nella zona rossa e creato condizioni tranquille. In totale le chiese che hanno partecipato all’operazione sono state quattro: quelle di Santa Barbara, della Sacra Famiglia, di Santa Maria della Grotticella e dei Santi Valentino e Ilario. L’ultima parrocchia ha aperto le porte a circa 250 pazienti fragili, accompagnati dal personale sanitario della casa di cura “Villa Rosa”. Nelle tensostrutture sono state ospitate 75 persone.
Anche nei campali organizzati dalla Croce Rossa alla Scuola Marescialli si è registrata la presenza di cittadini in difficoltà: sono stati assegnati circa 90 posti letto a chi ha dovuto lasciare la propria abitazione e non aveva bisogno di assistenza ospedaliera.

Il supporto alle realtà vulnerabili è partito dall’unione tra la stessa Smam, orgoglio del capoluogo di provincia, e il vescovo Orazio Francesco Piazza, che ha seguito la vicenda nelle fasi preparatorie degli ultimi mesi. È stato offerto un pranzo agli ospitati da parte del Comune e lo stesso vescovo ha celebrato una Messa alle 11,30 per sostenere in particolare i pazienti e i malati. Il comandante della Smam Gianluca Spina si è detto onorato per l’aiuto offerto, anche avvalendosi della collaborazione con la Guardia di Finanza: la caserma dell’ente ricadeva nella zona rossa, ma i suoi automezzi sono stati ospitati e il suo personale ha trovato accoglienza.
Con 179 evacuati in barella o in sedia a rotelle, il presidente della Croce Rossa Marco Sbocchia ha dichiarato di non aver mai lasciato i bisognosi di conforto e sostegno abbandonati a sé stessi: un risultato che si misura sull’umanità del personale e si calibra sulle parole del vescovo Piazza, che ha spinto la popolazione a non darsi per vinta nella sofferenza.