ANNO 16 n° 273
Cinipide del Castagno,
10 anni per sconfiggerlo
Gli esperti: “Fitofarmaci e sostanze chimiche inutili e dannosi”
12/05/2011 - 19:38

Durerà dai 10 ai 12 anni la lotta biologica, peraltro l'unica possibile, al Cinipide del castagno, la micidiale vespa cinese che ha infestato tutte i castagneti del Lazio. Il più efficace antagonista, il Torymus, un suo stretto parente anch'egli originario della Cina, 'conquista' i territori in cui viene inserito con tempi biologici relativamente lenti: circa 1,5 chilometri quadrati l'anno. Ovviamente le piante di castagno cominceranno a rinvigorire man mano che la quantità del Cinipide, grazie all'azione di contrasto di Torymus, andrà diminuendo.

E' uno dei dati più significativi scaturiti dal convegno 'La salvaguardia della castanicoltura laziale attraverso la lotta biologica al Cinipide' organizzato dall'assessorato regionale all'Agricoltura nella sala convegni del Centro Sperimentale Arsial di Caprarola, dove é stato allestito un centro di riproduzione e moltiplicazione del Torymus.

La strategie messe in campo per contenere entro limiti accettabili il Cinipide sono stati illustrati dal professor Alberto Alma dell'Università di Torino, responsabile della lotta biologica in Piemonte, e dal professor Bruno Paparatti, dell'Università della Tuscia, che coordina la ricerca nel Lazio, grazie ad un accordo con la Regione che ha stanziato, per il prossimo triennio, 300mila euro.

L'assessore all'Agricoltura Angela Birindelli ha ricordato che nel Centro di Caprarola sono state recentemente lanciate 110 coppie di Torymus e messe a dimora 150 piantine di castagno e installate 120 incubatrici che, nei prossimi 2 anni, consentiranno di avere a disposizione altre 1000 coppie dell'insetto da lanciare in tutto il Lazio.

Il primo avvistamento in provincia di Viterbo del Cinipide del castagno, in grado compromettere lo sviluppo vegetativo delle piante, avvenne al 2005. Ma il suo approdo in Italia, in particolare in Piemonte, risale almeno a 5 anni prima. A veicolarlo erano stati alcuni cultivar infestati giunti nei vivai italiani da chissà dove. Ad indurre alcuni agricoltori a mettere a dimora le specie non autoctone furono il rapido accrescimento delle piantine importate e il calibro maggiore, fino al doppio, delle castagne prodotte, anche se praticamente insapori

L’errore di impiantare cultivar non autoctoni fu indotto dal fatto che, come avviene ancora oggi, uno dei criteri di formazione del prezzo al produttore è costituito dal cosiddetto calibro: meno castagne servono per arrivare a un chilo e più valgono. A dispetto della circostanza che i frutti di medio taglio sono più saporiti e hanno migliori qualità organolettiche.

Negli anni successivi, il Cinipide, anche a causa della sottovalutazione del fenomeno, si è diffuso in tutto il Lazio e poi sempre più a sud fino alla Sicilia. Praticamente ha infestato tutta l'Europa occidentale. In precedenza aveva 'conquistato' il Giappone, gli Stati Uniti, il Canada e altre regioni. Alcune sono riuscite a ridurlo in limiti accettabili, in altre, come il Lazio, la battaglia è appena iniziata.

'Ormai è assodato - spiega l'assessore Birindelli - che contro il Cinipide non è possibile alcuna lotta che non sia quella biologica, condotta attraverso l'inserimento nei nostri territori del Torymus, un insetto antagonista che, in altre realtà, come ad esempio in Piemonte, è riuscito a ridurre l'infestazione fino a ripristinare un equilibrio biologico favorevole alle piante. L'uso, peraltro vietato, di fitofarmaci o altre sostanze chimiche - sottolinea -, oltre a non avere alcuna efficacia contro la vespa cinese, danneggia l'ambiente, inquina le falde idriche e uccide altri antagonisti autoctoni del Cinipide, che pur ci sono anche alle nostre latitudini'.

Ad avviso dell'assessore Birindelli, quindi, 'la lotta biologica con il Torymus non ha alternative, sia perché si è già rivelata efficace, sia perché concilia la difesa della castanicoltura con la salvaguardia dell'ambiente'.

Ora il Lazio dovrà produrre in proprio una quantità di Torymus sufficiente a contrastare la vespa cinese. 'Nei prossimi due anni - aggiunge l'assessore - grazie al centro di produzione e moltiplicazione allestito a Caprarola, dovremmo avere a disposizione circa 1000 coppie, che lanceremo in tutti i castagneti del Lazio. Nel frattempo verificheremo i risultati ottenuti con i lanci già effettuati grazie agli insetti che ci sono stati forniti da professor Alberto Alma dell'Università di Torino, uno dei massimi esperti al mondo in materia. Inoltre - sottolinea - abbiamo già chiesto al ministero per le Attività agricole e forestali l'apertura di un secondo centro di produzione e moltiplicazione del Torymus con fondi propri. Infine - conclude - continueremo a collaborare con il professor Bruno Paparatti, del Dipartimento di produzione delle piante dell'Università della Tuscia, con cui abbiamo sottoscritto importanti convenzioni per la ricerca sul Cinipide'.






Facebook Twitter Rss