

VITERBO - “Sui temi dell’agricoltura, particolarmente delicati per il Lazio e, nello specifico, per il viterbese, leggo molte dichiarazioni, anche da parte di chi riveste ruoli istituzionali, confuse, fuorvianti e frammentarie.
In particolare, con riferimento all’annosa problematica del cinipide galligeno del castagno, ricevendo numerose sollecitazioni di approfondimento da parte dei castanicoltori della Tuscia, ritengo sia opportuno e doveroso fare un po’ di chiarezza” dichiara il consigliere regionale PdL Daniele Sabatini, membro della Commissione Agricoltura.
“Sin dal 2007, infatti, è noto che la lotta chimica contro il cinipide è sostanzialmente inutile ed è da tale risultato, ottenuto con finanziamenti regionali, che l’attenzione del settore della ricerca di concerto con le precedenti amministrazioni regionali è stata rivolta al controllo naturale.
La stessa Università della Tuscia, durante i numerosi incontri svolti alla presenza degli amministratori locali e delle associazioni di castanicoltori, aveva già da allora comunicato che il controllo del cinipide si sarebbe ottenuto solo con il controllo biologico e in un minimo di 10 anni. Infatti, già dal 2007 i ricercatori laziali per mezzo dei finanziamenti della Regione Lazio e dell’Università stessa avevano comunicato l’avvio del controllo naturale svolto dagli insetti utili italiani già presenti nei castagneti dei Monti Cimini. Ho a tal proposito già avanzato al team di ricerca dell’Università della Tuscia l’esigenza di un confronto ravvicinato per approfondire le risultanze e le problematiche incontrate in questi primi anni di sperimentazione.
Dal confuso pallottoliere di cifre raccontate in questi giorni emerge che, per quanto abbia riscontrato e verificato, il settore entomologico dell’Università della Tuscia ha ottenuto dal 2007 tre convenzioni quadro con diverse tematiche tecniche e di ricerca. Per il solo cinipide galligeno del castagno sono stati finanziati dalla Regione Lazio circa 265.000 euro di cui, effettivamente erogato, circa il 25%.
Per quanto invece attiene il centro di moltiplicazione del Torymus sinensis di Caprarola è stato confermato l’insediamento e sarà valutato l’incremento di produzione di Torymus per prevederne una sua distribuzione sul territorio.
Prendo spunto da questo comunicato – conclude Sabatini - per ringraziare fortemente le associazioni di castanicoltori che si sono fatte promotrici di molte delle attività avviate dalle diverse amministrazioni locali e regionali e l’Università degli Studi della Tuscia per gli ottimi risultati ottenuti con le ricerche finanziate dalla Regione Lazio”.