


VITERBO - È dibattito a Viterbo sull’invasione dei cinghiali: tra chi appoggia la selezione a priori degli ungulati e chi ne difende necessità e diritti.
Le incursioni in città non possono passare inosservate, da mesi tengono sotto scacco i cittadini del capoluogo, ma le scuole di pensiero su come arginare il problema sono diverse.
La Lav, associazione animalista antispecista, abbraccia una linea di completa solidarietà anche nei riguardi degli stessi cinghiali, proponendo un contrasto deciso ai circuiti di informazioni false.
Maria Grazia Pompei, responsabile della sede viterbese dell’associazione, ritiene che “uccidere i cinghiali non risolve il problema, perché è stato dimostrato che se si uccidono i cinghiali ne torneranno altri”. Una soluzione preventiva per gli umani, al contempo dignitosa per gli animali coinvolti.
“Abbiamo invaso il loro territorio (dei cinghiali, ndr), le città sono sporche, trovano il cibo… Questi animali trovano una serie di cose che – continua a dire di Pompei - favoriscono la loro presenza in città. Ucciderli è una violenza gratuita”.
La responsabile Lav ha poi aggiunto: “In questo momento stiamo sfruttando i cinghiali, ma si parla anche di lupi, di orsi… Questa violenza gratuita e perpetuata, secondo noi, potrebbe portare a un’idea per cui uccidere qualunque essere che ci dia fastidio diventi la normalità. Credo che questo abbia una ricaduta negativa sulla società”. Il ritorno morale di un comportamento virtuoso e distante da questo potrebbe essere invece esaltato, per un futuro in cui la pratica degli abbattimenti selettivi sia solo il ricordo di una misura fallace.
L’eliminazione di animali selvatici con metodi violenti incontra spesso, in una società dai bisogni massificati, l’alibi dell’uso alimentare. Anche le trafile degli allevamenti intensivi, ben rappresentate nel docufilm “Food For Profit” (proiettato già a Viterbo e Monterosi, ndr), contribuiscono a rendere un jolly questo scopo produttivo?
“I costumi sono cambiati, la società fa un uso smodato di carne a basso costo, con dietro una serie di problematiche che probabilmente – ha risposto Pompei - le persone non immaginano o non vogliono vedere”.
La caccia dei cinghiali, inoltre, non dovrebbe essere una nota dolente delle nostre tradizioni: il 2005, anno spartiacque per la regolamentazione di quest’abitudine, ha aperto a una serie di lasciapassare, di cui, ascoltando Pompei, si rileva l’acriticità. “Noi andiamo verso le regolamentazioni di varie cose, compresa la caccia. Il problema dei cinghiali, come tutti sanno, è stato creato dai cacciatori. L’abbattimento selvaggio è un regalo che viene fatto loro”. Una posizione che non lascia adito a interrogativi.
Pompei e Lav sostengono la bontà dell’educazione alla convivenza con tutte le specie animali, per cui sono le persone a dover essere addestrate a interagire con potenziali elementi di disagio, a uscire negli orari più consoni, a rispettare le norme di raccolta dei rifiuti e a pulire dal suolo calpestabile ghiande o frutti in presenza di alberi.
Ci sono metodi non violenti in fase di implementazione per contenere il pericolo cinghiali?
“Stanno sperimentando – ha rivelato la responsabile Lav Viterbo – un anticoncezionale, un sistema di sterilizzazione per i cinghiali che, in questo modo, si riprodurrebbero sempre di meno”. Il farmaco è in fase di sperimentazione.