

VITERBO - “Poveri italiani. E poveri anche gli elettori della sinistra. Chissà cosa avranno provato vedendo i leader delle opposizioni esultare per la bocciatura dell'emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze. Un'esultanza che somiglia più a quella di una corrida, dove però la vittima non è l'avversario politico, ma la democrazia e il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti”, è quanto dichiara Luisa Ciambella, coordinatrice regionale del movimento civico 'Rocca Presidente – Per il Bene Comune', commentando l'esito della votazione alla Camera sull'emendamento relativo alle preferenze nella legge elettorale.
“La vicenda di ieri ha avuto almeno un merito: ha fatto cadere ogni ipocrisia. Dietro il voto segreto, richiesto dalle opposizioni, si è consumata una scelta politica precisa: difendere un sistema che da quasi trent'anni sottrae ai cittadini la possibilità di decidere chi mandare in Parlamento. Si continua così a privilegiare le segreterie di partito rispetto alla volontà popolare, trasformando i parlamentari in nominati anziché in eletti”.
“L'ultima volta che gli italiani poterono esprimere la preferenza per eleggere i propri rappresentanti risale al 1992. Erano gli anni di Tangentopoli e si aprì un dibattito sul rischio del voto di scambio. Oggi, però, quella giustificazione non regge più. Le elezioni comunali e regionali prevedono già il voto di preferenza. Se davvero si ritiene che questo strumento favorisca pratiche distorsive, allora si abbia il coraggio di abolirlo ovunque. Se invece, come dimostra l'esperienza, le preferenze possono convivere con la trasparenza democratica, non si comprende perché debbano essere negate soltanto per eleggere il Parlamento nazionale”.
Per Ciambella, la bocciatura dell'emendamento rappresenta “la difesa di un privilegio che molti non vogliono perdere”.
“Troppi parlamentari sanno bene che il giudizio diretto degli elettori li metterebbe davanti alle proprie responsabilità. Le preferenze significherebbero misurarsi con il consenso reale, con il lavoro svolto, con la credibilità conquistata sul territorio. È molto più semplice continuare a confidare nelle liste bloccate e nelle decisioni delle segreterie”.
La coordinatrice regionale del movimento civico esprime invece apprezzamento per l'iniziativa della presidente del Consiglio: “Giorgia Meloni ha avuto il coraggio di affrontare una battaglia difficile, sapendo che avrebbe toccato interessi consolidati. Lo ha fatto senza ambiguità, mettendo tutti davanti alle proprie responsabilità. Oggi gli italiani sanno chi ha provato ad aprire una riflessione sul rapporto tra eletti ed elettori e chi, invece, si è rifugiato dietro il voto segreto per difendere un sistema che garantisce soprattutto la conservazione del proprio posto”.
“Rigenerare la politica significa prima di tutto ricostruire il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. È l'unico modo per rafforzare una democrazia che da troppo tempo soffre di una crescente distanza tra il Paese reale e chi lo rappresenta. Certo, rompere equilibri consolidati e logiche trasversali richiede tempo, determinazione e coraggio. Ma è una sfida che va affrontata, soprattutto per offrire alle nuove generazioni un esempio diverso di impegno politico: una politica che torni ad essere servizio e responsabilità verso i cittadini, non tutela di interessi personali”.