ANNO 16 n° 273
''Ci siamo sentiti
utili alla comunitą''
La missione e il concerto
nel Donbass dei Giorni Anomali
04/06/2016 - 02:01

di Irene Minella

VITERBO - Più di 5mila km di distanza, buona musica e numerosi aiuti umanitari consegnati: è questa l’esperienza internazionale dei Giorni Anomali. I cinque ragazzi della band viterbese, Federico Meli, Riccardo Aquilanti, Alessio Forlani, Federico Maragoni e Stefano Capocecera, la scorsa settimana si sono recati nel Donbass, una regione sud-orientale dell’Ucraina, autoproclamatasi Repubblica indipendente della Nuova Russia.

La guerra civile, che da lungo tempo sta mietendo molte vittime, tra le quali anche bambini, ha causato l’embargo su ogni tipo di fornitura, anche sui beni di prima necessità. I Giorni Anomali, oltre ad esibirsi, in collaborazione con le associazioni ''Lombardia Russia'' e ''Orizzonte Solidale'', hanno consegnato all’ospedale della città di Stachanov, un ecografo, molte medicine e numerosi aiuti di altro genere.

''Ti accorgi subito di stare in un luogo molto diverso da quello dove sei nato. Sull'autostrada - spiega Riccardo Aquilanti - , dove si viaggia a velocità sostenuta, ci sono le strisce pedonali sulle quali attraversano, nel buio, madri con bambini in braccio. Il paesaggio però è bellissimo, ricco di colori suggestivi, non ci sono montagne e sulle infinite pianure, a una certa ora, si possono vedere insieme sole e luna''.

''Il primo impatto con la città di Donetsk è stato strano - racconta Alessio Forlani -. Sai che c’è la guerra, ma tutto all'apparenza sembra normale. Gli abitanti sono pieni di vita e puoi perfino incontrare dei giardinieri che curano i fiori e le aree verdi tra gli edifici bombardati, i missili inesplosi lasciati conficcati nell’asfalto come monito, e i vari slogan che recitano in cirillico 'non dimentichiamo, non perdoniamo'. Quello che abbiamo imparato in questi giorni è che la guerra è subdola e vigliacca - continua il chitarrista -, con i suoi bombardamenti casuali in città si insinua prepotentemente nella quotidianità dei civili, che, nonostante tutto, sanno vivere in modo dignitoso e sereno. Questo è sembrato del tutto surreale, ma magnifico''.

Durante il viaggio, i Giorni Anomali hanno conosciuto tante persone e le loro storie. Sottolinea Federico Meli, frontman del gruppo: ''Mi ricorderò a vita di quel gruppo di signore tra i 50 e i 70 anni che hanno creato col proprio corpo una barriera umana per fermare la corsa dei carri armati nella città e per questo sono state poi prese a bastonate fino a far cadere loro tutti i denti. Ma a colprimi ancora di più le loro espressioni mentre raccontavano: niente paura, niente rabbia, ma tantissima fierezza, serenità e sul volto il sorriso. Non dimenticherò mai i tuoni delle bombe che si sentivano in continuazione in lontananza e che ci ricordavano che la guerra era lì e si stava combattendo sul fronte''.

''La guerra cambia la prospettiva alle cose - aggiunge Riccardo Aquilanti - e ti mostra un popolo che non conosce l'individualità, ma vive e combatte per la collettività. I valori fondamentali sono legati alla patria, alla famiglia e alla terra''.

Prima di consegnare gli aiuti umanitari all’ospedale, i Giorni Anomali si sono esibiti il 28 maggio proprio a Donetsk: ''Siamo stati trattati come delle star - aggiunge Meli - erano presenti tv locali e internazionali. I ragazzi che hanno ascoltato le nostre canzoni erano molto entusiasti e noi ci siamo sentiti davvero appagati nel portare il sorriso e, anche per sole due ore, un po’ di spensieratezza''. ''È stato davvero toccante vedere tra il pubblico alcuni ragazzi commossi perché assistevano per la prima volta nella loro vita a un concerto rock - prosegue Aquilanti -. In quel momento ho capito quanto fosse importante il mio lavoro per quei giovani e per tutta la comunità, mi sono sentito utile''.

''Il messaggio che vogliamo diffondere dopo il nostro viaggio - conclude Forlani - è che le popolazioni del Donbass non necessitano solo di aiuti materiali, ma hanno bisogno che si parli della loro guerra, della loro situazione. Non vogliono essere dimenticati semplicemente perché di conflitti ne è pieno il mondo e quindi il loro non fa più notizia. Anche se non vedevo l’ora di tornare a casa quei posti già mi mancano. Lì ho capito quali sono i valori importanti e ho visto come si riesce a vivere davvero intensamente la vita seppur concentrata in pochi momenti della giornata, prima del coprifuoco''.

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