

VITERBO - Circonvenzione di incapace: questa l'ipotesi di reato per la quale la procura della Repubblica di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio di un sacerdote, don Giovanni Concordia, parroco della cattedrale di Nepi, accusato di aver approfittato della precaria condizione mentale di una maestra in pensione per sottrarle 40 mila euro. Il sacerdote, oggi ottantenne, ha sempre sostenuto di aver usato i soldi dell'anziana per assisterla, perché era trascurata dai parenti.
In base a quanto ricostruito dal pm Filippo Focardi, la maestra, una volta andata in pensione, dopo aver insegnato per anni in una scuola elementare di Rignano Sull'Arno (in provincia di Firenze) è tornata a vivere nel suo paese di origine, Nepi appunto, dove ha ritrovato il suo ex parroco, don Giovanni Concordia.
Il sacerdote l'avrebbe accompagnata più volte quando la donna doveva andare in banca, a Figline Valdarno, dove aveva mantenuto il conto corrente. Da settembre 2009 al 2012, anno in cui è morta, l'anziana avrebbe prelevato 80 mila euro in contanti e avrebbe firmato assegni per 20 mila euro: secondo l'accusa, 40 mila euro sarebbero finiti al parroco.
Le indagini sono iniziate dalla denuncia del figlio della donna, insospettito dai movimenti bancari della madre. In base a quanto ricostruito dal pm, da tempo l'anziana avrebbe dato segni di debolezza mentale e il parroco ne avrebbe approfittato.