ANNO 16 n° 182
Chi dice italiani, esclama Tassoni: l’evoluzione di un claim che irradia estate e ottimismo
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
01/07/2026 - 12:36
di Elsa Berardi

VITERBO - “Quante cose al mondo puoi fare/Costruire, inventare…”: ecco a voi l’inno alla progettualità rilassata firmato Tassoni, il marchio che ci ha regalato la cedrata più estiva d’Italia e una carrellata evolutiva di emozioni pubblicitarie.

Ma vale davvero la pena di gonfiarsi con tanta energia? Pare proprio che aiuti, soprattutto nel caso del primo spot TV memorabile: il 1989, l’anno del suo lancio, era immerso nell’onirica rivalsa degli yuppie da generi musicali soft, aspirazioni personali limitate e un look sobrio, tipicamente giovanile. In quegli anni, i ragazzi che divoravano i panini da fast food rifuggivano un adeguamento spontaneo all’ambiente esterno, presentando con forza calzature fluorescenti e segni di distinzione commerciali e da rampanti.

A What is love? chiunque avrebbe risposto Baby don’t hurt me, no more!, anche il meno avvezzo alla musica da discoteca, ma le cose ordinarie in questa eclissi della semplicità sembravano essere intatte: la fascinazione per uno spettacolo lento, l’elevazione artistica nel ballo, le narrazioni poco artificiose e improntate alla stabilità.

Spot Cedrata Tassoni 1989 - https://www.youtube.com/watch?v=GALGzXLaZzs

Lo spot di Tassoni datato 1989 si apre così: una ballerina con gonna gialla di tulle sfonda i tre quarti di schermo, sotto l’egida del marchio aziendale, prima di diventare l’essenza della cedrata. Tirar fuori la trasformazione di Dafne in alloro sarebbe altisonante, e infatti ci godremo il nostro switch così: una bibita fredda servita da mani luminose, a un tavolo con tovagliato bianco e bicchieri da portata decorati.

Una vera campanella scolastica che avrebbe iniziato un nuovo filone: tagliare la frutta, portare una bevanda in tavola e servirla non avrebbe più richiesto l’esperienza di un anfitrione, ma sveltezza, divertimento e poche rigidità. Un ascensore positivo e disincantato al contempo per il consumo in serie della stessa cosa: certamente un ritrovato di certe strategie, ma anche una potente e fondata preoccupazione sociale.

Tassoni, però, è forte del suo jingle entusiastico, noto anche ai più giovani telespettatori. “Ma trova un minuto per me” è la strofa finale della divertente canzone: pareva già registrare la velocità di adempiere al lavoro, ai ritmi, al presente, dietro il richiamo a non far sopire l’amore.

Il secondo spot di repertorio è blandamente ispirato a tante delle versioni intermedie, che, dagli anni ’90 all’inizio del nuovo millennio, hanno creato suggestioni emotive intorno al consumo di Cedrata Tassoni. In versioni meno recenti, il jingle era integralmente cantato, mentre, per convenienza rispetto ai nuovi standard videopubblicitari, ci si limita a riprodurne la base.

Nuove sfide promozionali per Tassoni. Gli spot del 2012: https://www.youtube.com/watch?v=4xZaGVdFneM e del 2014: https://www.youtube.com/watch?v=plN2NLsbpSc

Mentre in questo taglio scenico, regolarmente tramesso anche nel 2012, la speaker propone la Cedrata alle tavole di amici, a partire dal 2014 (e fino al 2021, anno della strategy rinnovata), la voce di accompagnamento è apparentemente più energica e meno propositiva: i riflettori sono sul “vostra”, che definisce la bevanda. Un’acquisizione corale, rappresentata dal prodotto, che è ormai implicita anche rispetto all’agrume da cui è ricavato, tanto che è presentato il re-shaping in bottiglia dello stesso frutto all’inizio di filmato.

Il 2021 e la strategy rinnovata: https://www.youtube.com/watch?v=21w3R0u5yYE

Il 2021 pone lo sguardo sulla fantasia, sulla pulsione amorosa e sul desiderio di ritrovarsi complici, dopo le restrizioni dei lockdown stagionali: lo spot è tematizzato su un party pressoché esclusivo, in cui l’unica “dama” più sofisticata (una ragazza che interpreta l’eleganza della Cedrata) finisce per flirtare con il cameriere incrociato in ascensore. Il bacio che gli soffia, con distaccata poesia e una delicatezza che, in un mondo “troppo di tutto”, appare quasi colpevole, ci ricorda che il “Lusso di Osare” del payoff è in primis la capacità di evolvere dai ricordi.

Nemmeno la Cedrata che negli anni ’70 era cantata da Mina, nell’89 sapeva di nuova linfa e negli anni 2000 è tornata alla base può ingannarci, nostalgicamente, su un mondo uguale a sé stesso. Niente, però, farà mai confondere – è la nostra viva speranza – un ritornello cantato al bar con la vendita di un prodotto: uno è strumento dell’altro, ma la nostra creatività conclamata e l’orgoglio di saperci reinventare, però, non asserviranno nient’altro che le mitiche estati italiane.






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