

“Giù le mani dalla Macchina di Santa Rosa”. Esplode, Giulio Marini, esplode letteralmente. Non toccate la Macchina (con la maiuscola) al sindaco di Viterbo: va subito fuori dai gangheri, nonostante finora abbia mantenuto un profilo decisamente tranquillo in questa campagna elettorale. E invece, le dichiarazioni a Rai tre di Claudio Margottini, designato come assessore e vicesindaco della lista Viva Viterbo, hanno provato l’esplosione mariniana in occasione della presentazione ufficiale della lista di Fratelli d’Italia, poco fa. Eccola, l’esplosione.
“Oggi mi hanno riferito che un candidato di un’altra lista (Margottini, appunto, che Marini non citerà mai, ndr) ha definito in televisione la Macchina di Santa Rosa come una festa provinciale. Sono scandalizzato, anzi scandalizzato è dire poco. La Macchina di Santa Rosa è il nostro simbolo, un simbolo che a dicembre potrebbe anche ricevere il riconoscimento dell’Unesco”.
La platea del bar Otium rumoreggia. Qualcuno suggerisce: “Margottini che ne sa? E’ di Orvieto, lui”. Marini lo corregge: “No, è cresciuto al Pilastro, ma questa è gente che non conosce Viterbo, non ci è mai stata, non conosce la nostra storia. E non sa che la Macchina di Santa Rosa è un simbolo dei viterbesi, appunto, ma è anche un sacrificio, perché costa 983mila euro per cinque anni, e sono soldi dei cittadini, quindi un sacrificio di tutti. Non solo: vogliamo parlare della fatica dei facchini? Degli sforzi anche mentali del progettista, del costruttore? C’è tutto un mondo dietro alla Macchina, che non si può cercare di cancellare con una frase buttata là in una trasmissione televisiva”. Applauso convinto dei candidati di Fratelli d’Italia, dei simpatizzanti, di tutti.
“Finora avevo evitato di rispondere alle provocazioni. Abbiamo tollerato tutto, dalle presentazioni di libri alle conferenze agli insulti a Berlusconi quando è venuto in città. Perché siamo per la libertà. Ma il nostro simbolo non si può oltraggiare. E capisco che cercheranno di strumentalizzare queste mie frasi, ma se le dico è perché stavolta è stato superato il limite”.