

Di Stefano Marini Balestra
Viterbo - Dopo la condanna che ieri il giudice monocratico del nostro Tribunale dr.ssa Mattei ha inflitto ad alcune mamme che sul noto social avevano espresso giudizi non commendevoli nei confronti di una dirigente scolastico, ancor più è necessario tenersi per se giudizi e commenti.
Infatti, dopo un banalissimo fatto che avvenne qualche anno fa dove un ragazzino, nel lasciare in fretta e furia il complesso scolastico frequentato, a causa di alcune scosse di terremoto, aveva dimenticato sul banco un paio di occhiali da vista. Il recupero di questi occhiali, necessari per la vita del minore, non fu possibile, nemmeno con l’aiuto dei vigili del fuoco. La sua mamma “censurò” pesantemente su Facebook ed anche su un’intervista su un quotidiano on line della provincia il comportamento della preside che si era opposta anche ai vigili del fuoco di riaprire la scuola.

Il recupero degli occhiali fu solo possibile con l’intervento di un politico locale.
Le tennero bordone anche altre mamme che si associarono, sempre su Facebook alle “osservazioni” fatte da quella del minore scordarello degli occhiali.
Oggi, tutte sono state mandate a processo su denuncia-querela della preside della scuola dei loro figli per diffamazione.
In effetti aver scritto che la dirigente avrebbe dovuto lavare i cessi, non è certo un commento simpatico, ma certamente offensivo.
Anche con l’attenuante della provocazione, infatti, la negazione di voler far riaprire in emergenza la scuola per recuperare un necessario presidio medico (occhiali da vista di un alunno) è apparsa eccessiva, una condanna a pena pecuniaria per le imputate non è stata evitata, cosi come anche un corposo risarcimento alla parte offesa costituita parte civile.
Morale. Prima di cliccare un commento su un social a grande diffusione, pensaci due volte.