

VITERBO - Ci sarebbero anche giovani della Tuscia coinvolti nella rete online di estremisti neonazisti e antisemiti su cui sta indagando la procura di Milano. C'è anche un ventenne viterbese tra i soggetti coinvolti nella vasta operazione della Digos di Milano che ha inferto un duro colpo a un’associazione dedita alla propaganda razziale e all’odio religioso. Nelle ultime ore sono state effettuate 15 perquisizioni in diverse zone d’Italia, tra cui la provincia di Viterbo, dopo l’arresto di un ragazzo di 19 anni di Pavia, accusato di aver guidato un gruppo virtuale di giovani radicalizzati.
Secondo quanto riportato dall’Ansa, il giovane sarebbe stato l’ideatore e amministratore di una chat chiamata “Terza posizione”, utilizzata per diffondere propaganda razzista e religiosa, contenuti che minimizzano la Shoah e messaggi di esaltazione del genocidio del popolo ebraico.

L’indagine è coordinata dalla Digos di Milano, con il supporto delle sezioni di Pavia e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione. Il nome della chat richiama un’organizzazione eversiva degli anni Settanta e, secondo gli investigatori, il gruppo contava circa un centinaio di partecipanti.
All’interno della chat circolavano materiali di stampo neofascista, neonazista e antisemita. Venivano inoltre esaltati autori di attentati suprematisti, come il responsabile della strage di Christchurch del 2019 e l’autore dell’attacco di Halle, in Germania, avvenuto nello stesso anno. Tra i contenuti è emerso anche il concetto di “white jihad”, un’ideologia che mescola simboli e propaganda dell’estrema destra con riferimenti al terrorismo jihadista, accomunati dall’antisemitismo.
Il 19enne avrebbe inoltre creato un secondo canale, denominato “Centro Studi Terza Posizione”, e contribuito alla stesura di un documento in cinque punti, il “Manifesto della Terza Posizione”, contenente idee antisemite e propositi eversivi. Secondo l’accusa, l’attività online mirava anche a spingere gli aderenti a passare all’azione concreta, attraverso la creazione di “Squadroni d’Azione Rivoluzionaria” e l’incitamento ad aggressioni, che però non sarebbero mai state realizzate.
Le perquisizioni hanno coinvolto giovani residenti nelle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Matera, Perugia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Viterbo. Inoltre, a Pescara è stato controllato un 22enne che sui social mostrava armi da fuoco e si dichiarava referente locale di un altro gruppo, chiamato “Nuova Italia”. Durante le operazioni sono stati sequestrati telefoni, computer, materiale propagandistico, diverse armi bianche e, in un caso, anche materiali ritenuti compatibili con la fabbricazione di esplosivi.