ANNO 16 n° 274
Cev - Arena, Rotelli, Muroni, Tofani, Zucchi, Fracassini e Falcioni
fuori dal processo
20/10/2012 - 04:00

VITERBO - I giudici del tribunale di Viterbo hanno dichiarato la prescrizione per il reato di abuso in atti d’ufficio contestato ad alcuni imputati dell’inchiesta relativa al crack del Cev, la municipalizzata incaricata della nettezza urbana, illuminazione, verde pubblico e servizi cimiteriali. Si tratta di: Giancarlo Gabbianelli, Paolo Muroni, Mauro Rotelli, Maurizio Tofani, Marco Bracaglia, Sandro Zucchi, Antonio Fracassini, Giovanni Arena, Armando Balducci, Maurizio Guerrini e Giorgio Falcioni.

Il reato, riguardante l’affidamento al Cev del servizio di controllo degli impianti termici per un totale di 150mila euro, dopo sette anni e mezzo, è caduto in prescrizione. Il processo, iniziato ieri, si conclude per Giovanni Arena, Mauro Rotelli, Paolo Muroni, Maurizio Tofani, Sandro Zucchi, Antonio Fracassini e Giorgio Falcioni, ex dirigente comunale all’epoca dei fatti. I restanti restano indagati, a vario titolo per altri reati, mentre l’ex sindaco di Viterbo Gabbianelli ha rinunciato alla prescrizione.

Per il processo relativo al crack del Cev gli imputati sono 35. Associazione per delinquere, abuso in atti d’ufficio, concussione, corruzione, turbativa d’asta e annotazione di fatture per operazioni inesistenti sono invece, a vario titolo, i reati loro contestati.

Lo scorso 24 ottobre l’ex dirigente comunale Giancarlo Maria Manetti, anche lui accusato di abuso di ufficio, è uscito di scena per prescrizione del reato mentre Bruna Peri e Carlo Bartolani, giudicati con il rito abbreviato, sono stati assolti. Roberto Leone, invece, all’epoca dei fatti amministratore del Cev, è morto durante il corso delle indagini.

La prima udienza del dibattimento era stata fissata per il 13 dicembre dello scorso anni, ma venne rinviata per difetto di notifica. Trattandosi di reati commessi tra il 2002 e il 2007 e la mole dei documenti che i giudici dovevano consultare l’ipotesi prescrizione era piuttosto prevedibile.

L’inchiesta è scaturita da un rapporto inviato dalla Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica di Viterbo e a quella regionale della Corte dei Conti, con il quale venivano segnalate una lunga serie di gravi irregolarità emerse durante un’ispezione nella sede del Cev. La più grave riguardava la corresponsione di somme “gonfiate” per la fornitura di servizi che, ad avviso delle fiamme gialle, furono causa di debiti fuori bilancio per Palazzo dei Priori.






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