ANNO 16 n° 264
Cerveteri, quarant’anni di archeologia raccontati a Viterbo
Il 25 settembre alla Rocca Albornoz Marco Arizza ripercorre le ricerche del CNR nell’antica Caere, tra scavo, tutela, museo e valorizzazione del patrimonio
21/09/2026 - 14:41

VITERBO – Quarant’anni di ricerche archeologiche per raccontare la storia di una delle città più importanti dell’antica Etruria. È questo il tema dell’incontro “Cerveteri, 40 anni di indagini del CNR. Conoscenza, tutela e valorizzazione tra scavo e museo”, in programma venerdì 25 settembre, alle ore 17, al Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo.

L’appuntamento rientra nella seconda edizione della rassegna “Raccontare l’archeologia nella Tuscia”, promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio del Ministero della Cultura, e vedrà protagonista Marco Arizza, Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale.

Arizza accompagnerà il pubblico attraverso oltre quattro decenni di attività di ricerca condotte dal CNR nel territorio di Cerveteri, l’antica Caere, ripercorrendo le principali tappe delle indagini archeologiche e il contributo che lo studio del patrimonio ha dato alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dell’antica città.

La presenza del CNR a Cerveteri risale agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, quando prese avvio una collaborazione con gli organi di tutela del Ministero competente. Da allora, scavi, studi e attività di documentazione hanno permesso di approfondire la conoscenza dell’area urbana e del territorio, attraverso l’analisi di strutture, materiali e testimonianze archeologiche.

Nel corso dell’incontro saranno ripercorsi alcuni dei principali progetti sviluppati nel corso degli anni, seguendo l’evoluzione della ricerca e ricordando anche studiosi e professionisti che hanno contribuito alle attività sul campo.

Un lungo percorso nel quale scavo, documentazione, studio e conservazione si sono intrecciati, contribuendo a costruire una conoscenza sempre più articolata della storia di Cerveteri e delle trasformazioni che hanno interessato il suo territorio.

Particolare attenzione sarà dedicata al tema della tutela del patrimonio archeologico. La ricerca, infatti, non rappresenta soltanto uno strumento per ricostruire il passato, ma può diventare anche un fondamentale mezzo di conoscenza e controllo del territorio. Nel caso di Cerveteri, le attività archeologiche hanno contribuito anche a documentare e contrastare le attività di scavo clandestino che nel corso del tempo hanno interessato l’area.

Il rapporto tra ricerca e museo sarà un altro dei temi centrali dell’incontro. Il museo rappresenta infatti uno dei luoghi nei quali i risultati degli scavi e degli studi possono essere conservati, interpretati e restituiti alla collettività. Reperti e dati scientifici diventano così strumenti di conoscenza e partecipazione, creando un collegamento tra territorio, patrimonio archeologico e pubblico.

L’incontro del 25 settembre sarà il settimo appuntamento della seconda edizione di “Raccontare l’archeologia nella Tuscia”, un ciclo di conferenze iniziato a gennaio e in programma fino a dicembre. La rassegna coinvolge studiosi ed esperti provenienti da università, parchi archeologici e istituti di ricerca, offrendo al pubblico occasioni di approfondimento dedicate alla storia e all’archeologia.

Gli appuntamenti si svolgono al Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo e al Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo di Civita Castellana. I temi affrontati spaziano dall’archeologia etrusca e falisca alla bioarcheologia, dalla tutela del patrimonio alle nuove modalità di comunicazione e condivisione della ricerca.

La giornata dedicata a Cerveteri sarà quindi l’occasione per ripercorrere una lunga esperienza scientifica nel cuore dell’Etruria e mostrare come decenni di ricerca possano tradursi non soltanto in nuove conoscenze sul passato, ma anche in strumenti di tutela e opportunità di valorizzazione.

Un percorso che mette in evidenza anche l’importanza della collaborazione tra istituti di ricerca, organi di tutela e musei: una rete attraverso la quale il patrimonio archeologico può essere studiato e conservato, ma anche reso sempre più accessibile, conosciuto e condiviso.






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