ANNO 16 n° 274
Centenario dell'ultimo discorso di Matteotti: la biblioteca 'Enrico Minio' ospita Italo Arcuri
Un evento che promuove la democrazia
Elsa
23/05/2024 - 20:36
di Elsa Berardi

CIVITA CASTELLANA - Ascoltando Italo Arcuri, penna di “Il corpo di Matteotti” (2019, Emia Edizioni), l’unico impulso che arriva spontaneo è quello di lavorare: sporcarsi le mani e farlo per bene, riprendendo per i lembi le verità taciute. Appassionato e fedele alla storia, ieri 22 maggio nella biblioteca “Enrico Minio”, l’autore ha ripercorso la vita e il coraggio di un uomo pulito, martirizzato da un delitto atroce macchinato contro di lui.

Alla presentazione del libro di Arcuri si sono unite nel ricordo di Matteotti anche le autorità comunali, rappresentate in via eccezionale del vicesindaco Claudio Parroccini. A partecipare a nome dell’Anpi, invece, sono stati il presidente della sezione “Carla Capponi” Ettore Muffo e la vicepresidente Vanessa Losurdo. Arcuri ha dialogato sui temi della sua opera con Patrizia Cimarra, un collante tra l’Anpi e la comunità di Civita Castellana e una presenza ispiratrice nella biblioteca. Ha inoltre diretto e coordinato tutte le attività della “Enrico Minio”, compresi gli eventi, dalla fine del 2014 al 2020.

È vero, anzi, insindacabile che “i giovani capiscono di più se insegni loro Matteotti con amore”: questa la massima offerta dal giornalista e scrittore, a suo dire “innamorato e geloso” del più stimato deputato socialista. Giacomo Matteotti è la memoria storica degli oppressi dal fascismo, insieme in un battito totalizzante che rende la libertà la sua attrice principale. La figura di Matteotti è un’ideale di perseveranza, non uno stigma o una cartolina antica: si tratta di un politico che, nel suo percorso, ha incanalato le speranze nel baricentro del Paese, senza chiedere riverenza in cambio.

È stata proposta, prima del dialogo con Arcuri, la visione di alcune scene del film “Il delitto Matteotti” (1973), diretto da Florestano Vancini. Sua figlia Gloria non ha potuto partecipare all’incontro, ma a fare le veci della sua presenza sono state le forti emozioni condivise dopo la proiezione.

L’evento è iniziato con un’introduzione della sua coordinatrice, Vanessa Losurdo. L’intervento è stato completato dai saluti istituzionali dell’Anpi, portati dal presidente Muffo, che ha dato voce a una delle più sofferte cause di ignoranza: la minimizzazione del passato. Secondo il suo avviso, nonostante sia stato indetto un concorso per ragazzi che porta il nome di Matteotti - vi ha aderito una classe del liceo artistico “Midossi” – parlare di lui denota ancora una grande tenacia, sebbene la nostra Costituzione sia sorta anche dal lascito del suo impegno. Il vicesindaco Parroccini ha richiamato il discorso di Matteotti del 30 maggio 1924, pronunciato con una cupa consapevolezza, ma con la forza straordinaria del diritto di opporsi. La stessa carica comunale ha fatto dono ad Arcuri di un volume storico su Civita Castellana, poco prima che Patrizia Cimarra moderasse l’incontro con lui.

Italo Arcuri, anche editore, ha scelto la strada più aperta per raccontare Matteotti: il resoconto storico, impreziosito dall’amore per la lotta. Venuto ad abitare a Riano dopo un’infanzia e una giovinezza in Calabria, l’autore ha ammesso di aver conosciuto Giacomo Matteotti tramite un fratello, figlio della formazione di sinistra famigliare. Arcuri proviene da un ambiente comunista, ma ciò non gli è mai stato d’ostacolo per l’interpretazione della storia di un socialista, che è anche quella di tutti noi: Matteotti congiunge il “tramandare memoria e il divulgare – citando lo scrittore – quella memoria per non farla appassire”.

L’autore ha dichiarato di nutrire da sempre una spiccata curiosità, tratto dell’animo che l’ha portato ad accedere, da stabile a Riano, agli atti di morte del 1924. La curiosità giornalistica lo ha accompagnato nella ricerca: ha rilevato alcuni vistosi errori nello stesso archivio per quanto riguarda Matteotti, inesattezze di cui ha fatto menzione ai presenti all’iniziativa. La chiarezza attesa da Velia Titta Ruffo, moglie di Matteotti, e dalla madre del deputato è il testimone che le istituzioni tentano ancora di trasmettere.

Nel libro di Arcuri affiorano sì le ipotesi sulla dinamica dell’efferato omicidio di Matteotti, ma anche i pensieri di un politico talvolta solo con sé stesso e la loro validità per le generazioni attuali. Per Arcuri Matteotti è stato “un faro, una traccia, un momento di idealità comune”: un riferimento, secondo la definizione ugualmente calzante di Patrizia Cimarra. Al settimo posto nelle citazioni toponomastiche dei comuni italiani, Matteotti dà e potrà dare per sempre, nell’aspetto di “Cristo laico” attribuitogli da Ernesto Buonaiuti, teologo italiano che pronunciò un’omelia per ricordarlo. Un uomo rigoroso che ha scelto di profondere, sapendo di essere ripagato dal vero amor patrio: il senso civico, cuore delle istituzioni democratiche.

Non solo Amerigo Dumini, principale assassino di Matteotti, si è occupato di “dematteottizzare la società”, ma anche l’omertà sottesa all’assenza di gesti risolutivi ha contribuito a far perdere le tracce del politico. Eccellenti opere culturali, come la mostra che a Roma avrà luogo fino al prossimo 16 giugno (“Giacomo Matteotti. Vita e morte di un padre della Democrazia”, ndr) o la vasta letteratura dedicata all’uccisione del deputato contribuiscono ad annullare la noncuranza e diffondere il vero amore per le radici dello Stato.

Abbiamo posto all’autore alcune domande di riflessione.

R: Scrivere di storia è porsi in ascolto del passato per non ripetere gli stessi errori. Nella sua ultima fatica il protagonista è il Matteotti che insegna, anche alle ultime generazioni, o semplicemente un libero pensatore, straziato da un controllo ingestibile di Mussolini sui suoi dissidenti?

Io sono innamorato di Matteotti, sono così geloso di Matteotti che ho letto di tutto intorno alla figura di questo intellettuale – lo definisco tale – che abbiamo avuto in Italia. Al terzo piano della terza villa di casa Matteotti, a Fratta Polesine, campeggia una scritta che dimostra la qualità del personaggio: si può leggere “Ognuno, vedendo da vicino le cose del proprio tempo, le considera le più grandi, le più decisive della storia, la quale invece va ad assai piccoli passi e spesso ritorna anche indietro”. L’attualità di Matteotti, che io riassumo in questa frase, è in tutta la sfera di azione politica, civile e sociale del personaggio. Matteotti è stato un grande giurista, laureato in Giurisprudenza, che dedicò la sua tesi di laurea alla recidiva, la fattispecie di reato in cui incorre la stessa persona nel corso della sua vita; fu anche un’economista, che leggeva i bilanci dei comuni e dello Stato con una facilità disarmante ed era, essendo nato in una famiglia agiata, il borghese che aiutava i contadini e gli agricoltori del rodigino ad emanciparsi. La storia di Matteotti va divulgata per far capire meglio e di più alle nuove generazioni (proprio il 22 maggio è caduto il giorno della nascita di Matteotti, ndr) la sua imprescindibilità nell’ambito della libertà e della democrazia.

R: È lo stesso fascismo a proporre l’eroismo – militare per gli uomini e nella conduzione della vita famigliare per le donne – come valore fondante di una specie. Matteotti viene chiamato per rispetto “eroe”, eppure si distanzia completamente da questa narrazione dell’assurdo presentata dal regime nascente. Lei definisce Matteotti in qualche modo o non vede etichette nel suo coraggio?

Matteotti non è un santino, non è solo un simbolo: è un corpo che parla ancora oggi, paradossalmente soprattutto dopo la sua uccisione. Lui aveva 39 anni. Il 10 giugno del ’24 viene ucciso nel modo barbaro che tutti conosciamo, eppure da quel momento in poi il corpo di Matteotti, ad esempio per Mussolini stesso, è stato una dannazione. Quel corpo ha rappresentato i valori dell’antifascismo e ha inserito nel nostro DNA l’antifascismo come valore fondante. È un personaggio solo, per certi aspetti anche in perfetta solitudine nel suo ambito politico, nella sua sfera di sinistra: ha combattuto e capito prima degli altri la pericolosità del fascismo. Non è un eroe, ma un rappresentante di quel tempo che ha pagato con la vita il suo coraggio e la sua determinazione.

R: Ancora oggi il delitto Matteotti è l’emblema più pernicioso della censura delle idee. In cosa ritrova questa subdola forma di violenza al giorno d’oggi?

Viviamo in un periodo storico in cui anche d’Italia si assottiglia la libertà di espressione. Si sono verificati tentativi di controllo dell’informazione. Questi spazi di democrazia, quando si restringono nella sfera dell’informazione, che dovrebbe essere la libertà meglio tutelata, salvaguardata e rappresentata – la nostra carta costituzionale, la più bella del mondo, sancisce questa libertà – possono essere attanagliati dal pericolo. Matteotti, in tempi pericolosi e veramente difficili, ha avuto il coraggio di denunciare non soltanto le ingiustizie, le illegalità, i soprusi e le angherie del fascismo, ma era pronto a denunciare l’11 giugno una delle prime tangenti del Novecento, la Sinclair Oil Corporation: Mussolini avrebbe dovuto presentare di lì a poco un bilancio commerciale falso. Questo è coraggio, determinazione e passione politica, la stessa passione che spinge noi a fare informazione. Il mio è un libro soprattutto di informazione, per togliere dall’oblio una figura come Matteotti e divulgarla a chi verrà dopo di noi: una pagina della storia italiana da far conoscere.

R: Se ha avuto occasione di analizzare la pellicola di Vancini su Matteotti in momenti differenti della vita, quali sono state le sensazioni nell’avanzare del tempo? Come sono cambiate?

Il film di Florestano Vancini è il primo e l’unico ad aver raccontato il delitto Matteotti su pellicola ed è un documento storico: io lo considero un monumento cinematografico, perché il regista ha intuito prima degli altri l’importanza di questo personaggio. Fu realizzato cinquant’anni dopo il delitto Matteotti e racconta la vita del politico con interpreti importanti. Secondo me è un documento imprescindibile: fa capire in modo plastico ed immediato cosa avvenne il 30 maggio del ’24 nel celebre discorso di Matteotti alla Camera dei Deputati. È una pellicola che andrebbe vista e non solo in orari specifici!

Vivere di democrazia: un giuramento per il benessere dei cittadini e delle istituzioni, garanti della loro libertà, che dobbiamo al sacrificio di uomini come Matteotti. Se la memoria ne viene onorata, ai posteri saranno lasciate soltanto certezze, anziché sentenze ardue.

Foto di Luca Cristofanelli

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