


VITERBO - Da lunedì 26 aprile, gran parte d'Italia, e' tornata zona gialla ed ha ammorbidito le restrizioni. Il coprifuoco e' duro a morire, ma anche dopo le aspre proteste, i locali possono tornare a spalancare le proprie porte. Si può pranzare o cenare, con la luce del sole perche' alle 22 bisogna stare a casa, ma solamento sui tavoli all'aperto. E infatti, quasi come una Pasquetta, dal 26 aprile Viterbo e' stata oggetto dei più feroci diluvi.
Ma nella Tuscia, come nel resto della bagnata nazione, la gente non rinuncia a un aperitivo o un pasto al ristorante per celebrare un anno vissuto tra un lockdown e un altro. E per dare respiro ai ristoratori: grandi penalizzati della Pandemia. In ogni regione sono andate in onda scene tragicomiche: ombrelli aperti al tavolo, spritz ''allungati'' al momento con acqua piovana e colazioni volanti prima che pianga il cielo.
Non c'e' pace. Non c'e' pace per i ristoratori, non c'e' pace per la clientela, non c'e' pace per la salute globale. E se all'aperto si dribbla il covid, probbilmente, non si sfugge al raffreddore. Ma non c'e' maltempo che tenga: nessuno ha rinunciato a un attimo di libertà per scongiurare nuovi lockdown.