

TARQUINIA - Sulla dei quattro cavalli ''ci sono molti elementi oscuri sulle modalità di cattura e di abbattimento''. E' quanto sostiene Rivoluzione Ecologista Animalista- Rea.
''Come partito politico, Rivoluzione Ecologista Animalista - dichiara Gabriella Caramanica, segretario nazionale Rea - inoltrerà una formale richiesta di accesso agli atti sulle modalità con le quali sono state condotte le operazioni di cattura. Anche se è giunto il via libera del giudice che ha autorizzato l'abbattimento preventivo degli equini per questioni di pubblica sicurezza e sicuramente accelerando i tempi in prossimità della Pasqua, ci sono numerosi elementi che devono essere portati alla luce in tema di violazione del benessere dell'animale e maltrattamenti''.
Dopo aver sollevato alcuni interrogativi sulla ricostruzione fatta da un quotidiano locale online che parla di un branco di dieci equini dei quali sei sarebbero stati recuperati e i restanti quattro abbattuti, Rea solleva una serie di interrogativi.
''Possibile che i cavalli non si siano avvicinati al proprietario, iscritto alla Asl in quanto erano microchippati? - prosegue la segretaria nazionale - In Italia, i cavalli possono essere allevati bradi ma non possono essere abbandonati per lungo periodo al pascolo e dovrebbero essere soggetti ad un controllo giornaliero. Inoltre, i cavalli bradi e semibradi, in qualsiasi momento devono poter essere soggetti ad ispezioni sanitarie, pertanto devono essere abituati al rientro in stalla e in caso all'incapezzamento. Non è possibile lasciare cavalli liberi senza custodia. Per cui come primo elemento è evidente valutare il tipo di allevamento e sicuramente monitorare o implementare controlli da parte delle autorità Asl veterinarie''.
''In secondo luogo - aggiunge - per quanto riguarda le modalità di cattura è evidente che il branco non è stato ben gestito. Separandolo hanno spaccato la gerarchia, venendo a mancare il pilota che in genere è la fattrice capobranco. Dalla ricostruzione, viene indicato che sono stati utilizzati i droni, elementi di disturbo artificiale per l'animale, che possono solo aver alimentato la paura e lo smarrimento negli esemplari sbrancati. Ricordiamo che il cavallo è una preda naturale e scappa di fronte al pericolo. Possibile che non vi fossero delle aree dove indirizzare gli equini per metterli in sicurezza, tranquillizzarli e recuperarli? Stiamo parlando del Tolfettano che non è di certo una razza ad elevate prestazioni atletiche e di conseguenza di fronte ad uno sforzo prolungato, rallenterebbe la sua andatura. Dobbiamo verificare se le modalità di cattura hanno rispettato le caratteristiche etologiche dell'animale.
Infine, vogliamo capire se i cavalli sono morti o no al primo colpo. Le carcasse sono state immediatamente smaltite. Dove sono finite? All'inceneritore? In tal caso non è più possibile condurre dei rilievi per un'autopsia e accertare i tempi di decesso dell'animale''.
''Ci chiediamo - conclude Caramanica - perché questi incidenti accadono soprattutto nel Centro Sud? Cosa manca perché ciò non accada? Il sindaco di Tarquinia denunciasse chi vuole ma dovrà dare spiegazioni su tutta la vicenda''.