


VITERBO - La protesta dei residenti e dei commercianti di via della Pila e delle vie limitrofe non si ferma, anzi raddoppia. È stata formalmente consegnata una nuova tranche di 68 schede contenenti altre 654 firme che, sommate alle 516 dello scorso 22 maggio, portano il totale della petizione alla quota di 1.170 sottoscrizioni. Un risultato ragguardevole, considerando l’assoluta spontaneità dell’iniziativa, nata senza alcun supporto di segreterie politiche o organizzazioni strutturate.

I promotori tengono a ribadire la totale apoliticità dell'iniziativa: «Non vi sono appartenenze né finalità di attacco. Si tratta della voce dei cittadini che la politica ha il dovere di ascoltare». Nonostante i colloqui formali, l'amministrazione si è finora limitata a generiche dichiarazioni di intenti, mentre i lavori sono proseguiti ignorando le istanze del quartiere.
Per evitare che la protesta rimanga fine a se stessa, i cittadini hanno stilato un’analisi dettagliata e asettica dell’opera urbanistica finanziata con i fondi europei, evidenziando criticità strutturali, normative ed economiche.
Chiunque osservi il traffico in via della Pila non può non notare come il transito di ciclisti sia praticamente nullo. La conformazione della via e la natura monodirezionale della pista rendono inverosimile un suo utilizzo significativo da parte degli studenti della vicina Università. A ciò si aggiunge il caos della segnaletica all'incrocio con via Sabotino: il cartello verticale indica una pista esclusivamente ciclabile, mentre la segnaletica orizzontale prevede un percorso pedonale non promiscuo. Una contraddizione che, a norma di legge, renderebbe sanzionabili i pedoni che transitano all'interno del cordolo. Di fatto, il denaro pubblico è stato utilizzato per vietare ai pedoni il transito su una pista ciclabile vuota.
Il Codice della Strada e il D.M. 5 novembre 2001 impongono per i marciapiedi una larghezza minima di 1,50 metri (2 metri in presenza di ostacoli come pali o cassonetti) al netto di barriere. In larga parte dei 74 metri di via della Pila, lo spazio riservato ai pedoni è nettamente inferiore. La presenza di dossi causati dalle radici degli alberi, tombini e pali della luce costringe quotidianamente passeggini e pedoni a invadere la corsia ciclabile, commettendo un'infrazione e creando una situazione di grave pericolo. Il D.M. 557/1999 vieta espressamente la realizzazione di piste ciclabili su marciapiede qualora ciò rechi pregiudizio ai pedoni.
L'istituzione del senso unico ha reso di fatto inutilizzabile in sicurezza lo stallo di sosta riservato ai disabili. La normativa nazionale (D.P.R. 503/1996 e D.M. 236/1989) prevede che per i parcheggi in linea, qualora il disabile debba scendere dal lato della carreggiata, lo stallo debba avere una larghezza minima di 3,20 metri (di cui 1,20 metri di striscia laterale di sicurezza per la carrozzina). Requisiti totalmente assenti in via della Pila. Le persone con disabilità si trovano costrette a manovre complesse e pericolose sulla carreggiata ristretta o su un percorso pedonale sottodimensionato e bidirezionale. Altra criticità drammatica: l'impossibilità di transito agevole costringe spesso i mezzi di soccorso (ambulanze e vigili del fuoco) a percorrere la via contromano per non perdere minuti vitali.
Le attività commerciali della via, quasi tutte situate sul lato sinistro, sono state duramente colpite dall'eliminazione dei parcheggi di breve durata, dal senso unico e dalla totale impossibilità di effettuare lo scarico merci. Questi negozi di vicinato svolgono una funzione sociale fondamentale in un quartiere ad alta densità di anziani. Anche l'impatto cromatico è stato criticato: l'asfalto rosso e i maxi-cordoli gialli risultano del tutto dissonanti rispetto al pregio architettonico del vicino complesso di Santa Maria in Gradi, sede universitaria e polo di attrazione culturale.
I promotori della petizione contestano la narrazione secondo cui l'opera, essendo finanziata dal PNRR, sia 'gratis'. I fondi europei coprono solo la realizzazione iniziale, ma i costi futuri (manutenzione del manto, dei cordoli, della segnaletica e pulizia ordinaria) graveranno interamente sul bilancio comunale, traducendosi in future tasse per i residenti o tagli ai servizi. Inoltre, il debito europeo contratto per il PNRR verrà comunque ripagato dai contribuenti italiani. Trattandosi di un'opera ritenuta inutile, pericolosa e difforme dalle norme tecniche, i cittadini annunciano l'intenzione di investire della questione la Corte dei Conti per verificare il corretto utilizzo del denaro pubblico.
I firmatari della petizione chiedono risposte pubbliche e precise su dieci punti focali:
Qualità della vita: In che modo la pista ciclabile migliorerebbe la vita del quartiere a fronte delle criticità illustrate?
Partecipazione: Perché la cittadinanza non è stata consultata prima di calare dall'alto una decisione così impattante?
Pianificazione: Perché non è stato effettuato un sopralluogo tecnico accurato per rilevare criticità evidenti a chiunque?
Inclusività: Perché lo stallo per i disabili è stato reso pericoloso e inaccessibile? I tecnici non hanno valutato il rischio?
Sicurezza stradale: Perché non si è tenuto conto che i parcheggi a spina di pesce riducono la visuale in uscita, penalizzando i residenti dei civici 2 e 4?
Sostegno alle imprese: Perché non è stata prevista alcuna misura di attenuazione del danno economico per le attività commerciali della via?
Responsabilità contabile: Come intende l'amministrazione giustificare davanti alla Corte dei Conti la spesa per un'opera non richiesta e priva di utilità?
Impatto ambientale: È stata redatta un'analisi sulla reale riduzione di CO2, considerando che il senso unico crea code e allunga i percorsi delle auto all'incrocio con via Nino Bixio?
Fruibilità: L'amministrazione ha verificato la sicurezza del percorso pedonale per disabili e anziani? Con quali esiti?
Trasparenza economica: Ci sono stati extracosti rispetto al bando originario? Qual è la spesa preventivata per la manutenzione futura?
Rifacendosi alle parole pronunciate da un esponente della stessa Giunta comunale durante un recente convegno («Il vero coraggio di chi governa deve essere quello di capire quali finanziamenti non prendere, perché inadeguati all’anima profonda della propria città»), i cittadini chiedono un atto di coerenza.
«Le 1.170 firme rappresentano una comunità che attende risposte concrete e una nuova filosofia di gestione del bene pubblico. Chiediamo formale applicazione delle misure necessarie a cancellare un'opera non voluta, inutilizzata, pericolosa e priva di senso logico ed estetico».