ANNO 16 n° 273
Caso Claps - Inizia processo a Restivo
08/11/2011 - 10:26

'Questo processo non fa giustizia a mia figlia Elisa'. Sono le primissime parole di Filomena Claps, la mamma di Elisa, studentessa potentina uccisa 18 anni fa, il 12 settembre 1993 a Potenza. Oggi al tribunale di Salerno comincia il processo a carico di Danilo Restivo, unico imputato per la morte di Elisa. 'Da questo rito abbreviato non può uscire quello che desideravo, la vera verità, chi ha aiutato Danilo'. 'Deve uscire chi ha aiutato Danilo - ha ribadito Filomena Claps - che Danilo è il colpevole l'ho saputo dal primo momento, dentro di me lo sapevo e l'ho sempre detto. Io voglio sapere chi ha coperto Danilo Restivo'. Filomena ribadisce che ci sono dei complici impuniti. Poi, a chi le ha chiesto in merito alla costituzione di parte civile da parte della diocesi di Potenza, Filomena si ferma, gelida. 'Avrei preferito trovare mia figlia comunque, in un campo, dovunque, ma non nella chiesa - ha sottolineato - in molti sapevano che in quella chiesa c'era Elisa. Io ho sempre detto che Elisa è entrata e non è uscita. Danilo Restivo è stato aiutato da tutti e queste persone devono fare un esame di coscienza perché se la Barnes in Inghilterra è morta la colpa è di chi non ha fatto il proprio dovere'.

Danilo Restivo 'si aspetta giustizia almeno in Italia', ha detto il suo avvocato, Mario Marinelli, parlando con i giornalisti all'arrivo al palazzo di giustizia di Salerno. Marinelli ha aggiunto di aver sentito Restivo e di averlo trovato 'normale, sereno e fiducioso nei suoi difensori e nella giustizia'.

La diocesi di Potenza si costituirà parte civile nel corso del processo a carico di Danilo Restivo, unico imputato per la morte di Elisa Claps, che e' iniziato stamattina al tribunale di Salerno. Lo ha annunciato, a margine della prima delle due udienze del processo che si celebrerà con rito abbreviato, il legale della diocesi Donatello Cimadomo. Oltre alla diocesi di Potenza, chiederà di costituirsi parte civile anche l'associazione Telefono Donna di Potenza, rappresentata dall'avvocato Cristiana Coviello.

Al suo processo Restivo non e' presente. Detenuto in Inghilterra per l'omicidio di un'altra donna, il prossimo 8 novembre, nell'aula del Tribunale di Salerno dove si decidera' sulla sua condanna o meno per l'omicidio di Elisa Claps, lui, unico imputato, ha rinunciato a partecipare in videoconferenza. Rischia trent'anni, Restivo, visto che ha scelto il giudizio abbreviato e che gli altri reati a suo carico sono andati ormai prescritti. Ci sono stati casi in cui l'ergastolo e' stato concesso, anche con l'abbreviato: ma per i pm di Salerno, in virtu' delle prescrizioni, sembra da escludere che ricorrano le condizione per infliggere all'imputato il massimo della pena. Un processo, quello a carico di Restivo, che arriva a 18 anni dalla scomparsa di Elisa e che non sembra affatto segnare la tappa finale. Per nulla. Perche' chi ha aiutato Restivo, chi lo ha coperto, chi ha depistato, sul banco degli imputati non ci sara', almeno non oggi. Che Restivo sia il colpevole la famiglia Claps lo ripete da sempre, ogni giorno per tutti questi 18 anni. Cosi' come ripetono, da sempre, che parecchi conti non tornano.

I Claps, senza se e senza ma, hanno sempre puntato il dito contro le coperture: della Chiesa, ad esempio. Come delle falle nelle indagini: dei magistrati, ad esempio. Non a caso il legale della famiglia, l'avvocato Giuliana Scarpetta, tempo fa ha inviato a Giorgio Napolitano, in quanto presidente del Csm, una richiesta di approfondimento sulla condotta di Felicia Genovese, il magistrato che indago' per prima sulla scomparsa di Elisa. Il suo operato e' stato gia' esaminato dai magistrati salernitani che non le hanno mosso censure, ma, a parere dei Claps, a lei sono da addebitare alcune scelte - come il mancato sequestro degli abiti insanguinati di Restivo, il giorno stesso della scomparsa di Elisa - che non hanno consentito di risalire subito all'imputato, ma solo dopo 18 anni. Il processo, in virtu' del rito abbreviato, si fara' sulle carte gia' acquisite. Alcune domande, quindi, potrebbero restare senza risposta. L'8 e il 10 novembre, accusa e difesa ripercorreranno ancora una volta le tappe della storia di Elisa, scomparsa nel centro storico di Potenza domenica 12 settembre 1993. Il suo corpo fu ritrovato il 17 marzo 2010, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita' di Potenza, li' dove, le perizie lo hanno dimostrato, il corpo c'era da tempo, e da tempo era stato gia' scoperto (questo filone tuttora oggetto di indagine).

L'accusa, per Restivo, e' pesante: omicidio pluriaggravato: compiuto, cioe', nell'atto di commettere violenza sessuale, per motivi abietti, con crudelta'. Decisive sono risultate le perizie di ben sette consulenti. Accertamenti, studi, soprattutto quelli dei Ris di Parma e di Roma, che hanno consentito di individuare la cosiddetta 'prova regina', la presenza di Dna di Restivo sulla maglia di Elisa: in un punto la sua saliva frammista al sangue della vittima, in un altro solo il suo sangue. Dna che non fu trovato nella prima perizia del medico legale Vincenzo Pascali, al centro di non poche polemiche, e in seguito alla quale la Procura di Salerno chiese un incidente probatorio bis. Martedi' prossimo, in Camera di Consiglio, come sempre sara' presenta Filomena, la mamma di Elisa. E' un giorno importante, il processo, senza dubbio, dice la famiglia Claps. Ma il legale avverte: ''Non ci fermeremo''. ''La famiglia Claps ha sempre sostenuto che il colpevole era Restivo - dice l'avvocato Giuliana Scarpetta - Fa rabbia il fatto di aver dovuto aspettare 18 anni per arrivare a questa conclusione. Sia chiaro che non ci fermeremo e continueremo ad andare avanti per individuare tutti gli altri responsabili, chi lo ha aiutato Danilo, lo ha coperto, i suoi sodali. Non ci fermeremo fino a quando non li vedremo sul banco degli imputati''.

(Ansa.it)






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