ANNO 16 n° 272
Carrozza del Duce,
gli storici in campo
Dalle pagine del Giornale arriva la difesa di Giordano Bruno Guerri
30/12/2016 - 09:55

VITERBO – ‘’La carrozza del Duce, simbolo dell’Italia in viaggio’’. A parlare, dalle pagine del Giornale, è lo storico Giordano Bruno Guerri, anche lui, sceso in campo per salvare uno dei gioielli del nostro passato.

E ‘’nulla ha a che fare con la marcia su Roma e i fasti con i quali il regime la celebrò nel 1932. Cominciammo a conoscere il nostro paese, e a viaggiare, grazie ai 'treni popolari' voluti dal regime proprio per diffondere la conoscenza dell'Italia fra gli italiani, in scontatissime gite domenicali. Com'è ormai entrato nel luogo comune, le ferrovie fasciste funzionavano bene, ma erano care, in proporzione più di oggi. Dal 1932 vennero dunque istituiti questi «treni popolari», composti di vetture di terza classe che, al prezzo scontato del 70 per cento, portarono a spasso il popolo, per la prima volta nella nostra storia. Anche senza tirare in ballo l'ampliamento della rete ferroviaria voluta dal governo di allora, fu una rivoluzione sociale importante, e dunque è sbagliato cancellarne le tracce.’’

Si schiera senza mezzi termini, dunque, affinché l’Atac, l’azienda per i trasporti ferrotranviari del comune di Roma, torni sui suoi passi e decida di non demolire la carrozza con la quale Mussolini, nel ’32, inaugurò la tratta Roma-Viterbo. Una decisione assurda che non riguarda solamente la distruzione di un rottame di ferro, quanto piuttosto di un pezzo della nostra storia. E che non sembra scuotere, poi, più di molto i vertici dell’azienda dei trasporti.






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