ANNO 16 n° 166
Carrelli Elevatori e logistica: l'analisi Infor.MO sulle dinamiche di schiacciamento e le misure Preventive
07/05/2026 - 01:55

Nel cuore pulsante della logistica moderna, il carrello elevatore rappresenta un alleato insostituibile per la movimentazione delle merci, ma i dati ci restituiscono un'immagine speculare fatta di pericoli severi e, troppo spesso, sottovalutati. Non si tratta di una semplice macchina da magazzino, ma di un apparato complesso che, se non governato da protocolli rigorosi, si trasforma in un agente di rischio letale. Le statistiche del sistema di sorveglianza nazionale Infor.MO, basate sulle inchieste condotte dalle ASL su tutto il territorio nazionale, parlano chiaro: tra il 2002 e il 2020 sono stati registrati 245 eventi mortali legati all’uso attivo dei carrelli elevatori.

Per addentrarci nella complessità di questa analisi, capire chi sia chiamato a redigere i documenti di prevenzione e in che modo una gestione consapevole possa realmente trasformare il lavoro quotidiano, abbiamo scambiato quattro chiacchere con Simone Di Marco, responsabile della società GDM Sanità (Torino).

L'anatomia del danno: lo schiacciamento come piaga primaria

Il dato più brutale che emerge dall'analisi Infor.MO riguarda la natura delle lesioni. In oltre la metà dei casi (52,44%), la causa del decesso è lo schiacciamento, seguito dalle fratture (34,96%). Le sedi anatomiche più colpite sono il cranio (31%) e le sedi multiple (25%), a testimonianza della violenza degli impatti.

'Lo schiacciamento non è solo un evento meccanico,' osserva Simone Di Marco, 'è quasi sempre l'esito finale di un'interferenza non gestita'. Secondo l'esperto, la gravità di queste dinamiche conferma che l'impatto con un carrello o con il materiale trasportato non lascia scampo, rendendo i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) spesso insufficienti a salvaguardare la vita in assenza di barriere collettive.

La trappola dell'investimento e l'attività di terzi

Una peculiarità emersa dal database Infor.MO è il peso del fattore 'Attività di terzi' (AT). Mentre negli infortuni mortali generici questo fattore pesa per il 10%, nei soli incidenti con carrelli balza al 23%. Spesso la dinamica vede un lavoratore a piedi investito da un carrello: in questo scenario, l'errore del guidatore o la manovra incongrua di un altro mezzo (come un furgone in fase di scarico) diventano determinanti.

Simone Di Marco evidenzia come questo dato suggerisca una falla sistematica: 'Il problema risiede spesso nel 'problema di sicurezza' specifico: l'uso errato dell'attrezzatura riguarda quasi la metà dei casi legati ad attività di terzi'. Le ragioni risiedono nella mancata o scorretta separazione delle vie di transito per mezzi e pedoni e nell’inosservanza delle disposizioni aziendali, come il transito dei muletti in zone non autorizzate.

Oltre la macchina: Formazione e Sorveglianza Sanitaria

Non basta avere un mezzo tecnologicamente avanzato se chi lo guida non è formato e monitorato. Il carrello elevatore richiede una specifica abilitazione ai sensi dell'art. 73 del d.lgs. 81/2008. L'Accordo Stato-Regioni impone un corso di 12 ore e un aggiornamento quadriennale. Inoltre, l'addetto deve essere sottoposto a Sorveglianza Sanitaria specifica per accertare l'assenza di tossicodipendenza o assunzione di sostanze psicotrope.

'La Sicurezza sostanziale,' commenta Di Marco, 'nasce dal superamento della formazione puramente formale'. Per Di Marco, è essenziale che le lezioni siano calate nel 'contesto situato' dell'azienda e che venga individuata la figura del preposto per vigilare su comportamenti critici, come l'eccesso di velocità o l'uso improprio delle forche per sollevare persone.

Misure preventive: tra tecnologia e procedure

Per ridurre il rischio di schiacciamento, Infor.MO suggerisce una tripartizione degli interventi: tecnico-strutturali, organizzativi e procedurali. Sul piano tecnico, spiccano i segnalatori luminosi (Blue Light), i sensori di prossimità con tag vibranti per i pedoni e l'uso di barriere fisiche (tipo New Jersey) per separare i flussi.

Simone Di Marco insiste però sulla sinergia organizzativa: 'Una fase spesso ignorata è l'acquisto: l'Ufficio acquisti dovrebbe dialogare con il Servizio di prevenzione (SPP) per scegliere macchine adeguate al contesto specifico, dotate magari di pincode per evitare usi non autorizzati'. Sul piano procedurale, risultano vitali le check-list giornaliere e la segnalazione dei Near Miss (mancati infortuni), che permettono di correggere le falle del sistema prima che il caso trasformi un errore in una tragedia.

In conclusione, la logistica del futuro non può prescindere da una cultura della sicurezza che veda nel carrellista non solo un esecutore, ma un attore consapevole inserito in un layout progettato per la vita. Come ricorda Simone Di Marco, 'la sicurezza non è un costo, ma il fondamento stesso della continuità produttiva'.

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