ANNO 16 n° 271
Carni di cinghiale: ''Servono centri di lavorazione della selvaggina''
Le linee guida per contrastare la febbre suina africana prevede l'attivazione della filiera ma servono investimenti ingenti della Regione
Fabio
02/08/2024 - 06:46
di Fabio Tornatore

di Fabio Tornatore

VITERBO - Le linee guida della Regione Lazio per contrastare la febbre suina africana prevederebbe l'attivazione di una filiera alimentare per valorizzare la carne di cinghiale, ma servirebbero dei centri per la lavorazione della selvaggina e investimenti.

'E' un'ottima idea, anzi ci dovevano pensare prima' spiega un commerciante viterbese di carne di cinghiale congelata 'solo che a Viterbo non c'è nessuno che la può lavorare, io vado a prenderla a Capalbio e loro possono trattare solo carne congelata. La carne di cinghiale può essere il vettore di molte malattie, quindi ci vogliono centri specializzati, che trattino solo carne di cinghiale, e devono rispettare prassi molto rigide. Le battute di caccia devono essere organizzate e autorizzate, poi l'animale deve essere visitato da un veterinarioe che controlli accuratamente che non abbia malattie, infine la carne deve essere trattata in laboratorio, sezionata e surgelata. L'abbattimento è importante per le malattie. Qui in zona credo che nessun mattatoio abbia i requisiti adatti per ottenere le autorizzazioni'.

Anche Riccardo Primi, docente di Faunistica all'Università della Tuscia, è dello stesso parere: 'la filiera alimentare della carne di cinghiale non è facile da mettere in piedi: serviranno investimenti di almeno 400 mila euro. E' necessario che la Regione apra centri per la lavorazione della selvaggina dove lavorare le carni da immettere sul mercato. Stiamo a vedere cosa si farà e come si concretizzerà questa misura'.






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