

di ARNALDO SASSI
VITERBO - Non basta tutto quello che è accaduto finora e che sta ancora accadendo. Non bastano i Batman che si imbertano i soldi pubblici e tutti gli altri che li scialacquano legalmente; non bastano le Polverini che non sapevano nulla degli sprechi, pur prendendo conoscenza per iscritto di tutti gli aumenti che il consiglio regionale del Lazio si autodeterminava; non bastano i consiglieri regionali del Lazio che firmavano la presenza (intascando così il gettone di presenza di appena 250 euro) e poi se ne andavano per i fatti propri; né quelli piemontesi, che si facevano rimborsare le settimane bianche, spacciandole per missioni di lavoro; non basta per finire (ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo) tutto il verminaio uscito fuori dalla lettera di Waterino (non è un errore di battuta) Lavitola nei suoi rapporti col Berlusca. No, tutto questo non basta ancora.
Vogliono continuare a prenderci per i fondelli. Vogliono continuare a comandare (che a Napoli è meglio che fottere) per quello che è ancora loro concesso. E che non è poco. Vogliono continuare a farla franca e allora si stanno alambiccando il cervello per sfornare una nuova legge elettorale che al confronto il tanto vituperato porcellum è un fulgido esempio di efficienza e democrazia. Vogliono – è bene che si sappia – rendere inutili le elezioni, che tanto dopo nella stanza dei bottoni ci entreranno tutti lo stesso. E continueranno a gestire il potere, usando come foglia di fico quel galantuomo di Mario Monti.
Già, perché in Parlamento si sta lavorando a una legge proporzionale, con un piccolo premio di maggioranza, che non consentirà a nessun partito di avere la metà più uno dei voti. Quindi, dopo che il cittadino avrà espresso il proprio voto, si rimetteranno tutti insieme per avere ognuno la propria fetta di torta. Con un Mario Monti che sarà costretto a fare le capriole per rimanere in piedi, accontentando ora uno, ora l’altro.
Non ci vuole un grande intuito per prevedere una simile situazione. Basta scorrere a ritroso cosa è accaduto durante il Monti-uno: una partenza a razzo (con la riforma delle pensioni e l’introduzione dell’Imu) perché si stava sprofondando nel baratro; poi il solito balletto dei se e dei ma, concretizzatosi con una riforma del lavoro frutto di mille compromessi (e quindi criticata da destra e da sinistra) e – ad esempio – con una legge anti-corruzione che non riesce ad essere approvata, perché c’è chi continua a fare melina, nonostante tutto quello che sta accadendo in Italia.
E allora, Mario Monti non c’entra. Perché forse è ed è stato il miglior presidente del consiglio da una ventina d’anni a questa parte. C’entra il contorno, ovverosia la maggioranza che si formerebbe attorno a lui: ancora una volta il diavolo e l’acqua santa, con tutte le conseguenze del caso.
E il cittadino elettore? Andrebbe a votare solo per stabilire i nuovi rapporti di forza tra i partiti, non per decidere sui propri destini. Preso ancora una volta per i fondelli.
C’è un rimedio a tutto ciò? Forse. Disertare le urne o il voto di protesta (Beppe Grillo) sarebbero due segnali forti. Ma il primo sarebbe comunque insufficiente, il secondo come il famoso dispetto che il marito fece alla moglie. E allora, non rimane che seguire i consigli per gli acquisti che Maurizio Crozza ha sciorinato martedì scorso a Ballarò: in fondo, i forconi costano poco e ce ne sono di tutte le taglie e per tutti i gusti.