ANNO 16 n° 275
Carceri, violenza continua. La situazione peggiore resta a Mammagialla
I sindacati chiedono la proclamazione dello stato di emergenza
16/07/2023 - 05:22

di Giovanni Masotti

VITERBO - Scorrono via le settimane e nulla cambia. Le carceri del Lazio, da Viterbo a Civitavecchia, stanno implodendo, funestate un giorno sì e l' altro pure da gravi episodi di violenza. Gli ultimi sono l'aggressione di due poliziotti da parte di un gruppo di reclusi, la follia di un detenuto che ha dato fuoco alla sua cella sfiorando la tragedia, la morte di un pregiudicato che era appena approdato tra le sbarre e che - colpito da un malore - è deceduto.

La situazione più pesante, irrimediabile senza interventi decisivi, si riscontra ancora una volta nell' inferno di Mammagialla, dove i sindacati di categoria invocano a gran voce la dichiarazione dello stato di emergenza e si rivolgono disperatamente all' amministrazione carceraria e al Ministero della Giustizia perché una buona volta vengano presi dei provvedimenti ad hoc, che possano alleviare la situazione delle guardie e migliorare contemporaneamente le condizioni di vita dei reclusi.

Ma non bastano i pannicelli caldi e le dichiarazioni di circostanza senza che poi cambi veramente qualcosa. Occorre andare a fondo, portare le case di pena ad un livello di decenza.

'Siamo allo stremo - ci scrive un gruppo di agenti di custodia, come si chiamavano una volta - Siamo sottoposti a turni massacranti e il pericolo per la nostra incolumità è sempre dietro l' angolo. Ogni sera che rientriamo a casa è un giorno guadagnato, sappiamo benissimo che una volta o l' altra potrebbe essere l' ultimo. Ci dica lei se possiamo andare avanti così! Minati come siamo nel nostro equilibrio mentale e fisicamente sfiniti. Per quanto ancora potremo continuare così?'.

Non è possibile, effettivamente, dar loro torto. Non è ammissibile girare la testa dall' altra parte per non vedere. I dati, più volte ripetuti, sono impressionanti: Mammagialla soffre più di tutti gli altri istituti di pena del Lazio, con il sovraffollamento al 150 per cento e il 30 per cento di personale in meno rispetto alla norma. Carenze che si sono via via accumulate nel tempo, spesso con la conseguenza di un clima di tensione e di incomprensione tra i poliziotti e l' amministrazione carceraria, uno stato d' animo negativo che rende tutto più arduo. In più c'è da considerare che un buon numero di guardie è incaricato di piantonare detenuti psichicamente instabili e difficili senza averne i requisiti e le conoscenze adatte.

Detenuti che dovrebbero essere accolti nelle Rems, le residenze per l' esecuzione delle misure di sicurezza, strutture specializzate per gestire i reclusi affetti da disturbi psichiatrici e socialmente pericolosi. Ma questo non avviene appieno. Di fronte a casi particolarmente ostici, infatti, si preferisce dirottare queste persone nel calderone delle carceri aggravando uno stato di cose già insopportabile. E le condizioni di vita negli istituti di pena peggiorano ancora. Senza che nel tunnel nero si intraveda una luce. Molto deprimente, ma vero.






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