


VITERBO - Le recenti vicende che hanno interessato la casa circondariale 'Nicandro Izzo' di Viterbo riaccendono il dibattito sulle condizioni del sistema penitenziario italiano. A intervenire sono Rifondazione Comunista e la Fp Cgil Civitavecchia Nord Viterbo, che, con due distinti comunicati, denunciano una situazione definita ormai insostenibile.
La segretaria provinciale di Rifondazione Comunista Viterbo-Tuscia, Loredana Fraleone, punta l'attenzione sul tema della sicurezza, sostenendo che il Governo privilegi un approccio esclusivamente repressivo, trascurando invece la sicurezza sociale, gli investimenti nell'istruzione, nei servizi pubblici e nelle politiche di prevenzione.
Nel documento viene ricordata la situazione del carcere di Viterbo, da tempo caratterizzato dal sovraffollamento e da gravi criticità. Rifondazione richiama gli ultimi drammatici episodi, tra cui un suicidio, una morte a seguito di una rissa e l'incendio che ha provocato l'intossicazione di numerosi detenuti e agenti della Polizia Penitenziaria. Secondo il partito, le difficili condizioni dei detenuti si riflettono inevitabilmente anche sul personale che opera quotidianamente all'interno dell'istituto.
Sulla stessa linea interviene la Fp Cgil, che parla apertamente di un sistema penitenziario nazionale 'al collasso'. Per il sindacato, l'ennesima tragedia verificatasi nel carcere di Viterbo rappresenta il segnale di un'emergenza strutturale che non può più essere affrontata con semplici dichiarazioni di circostanza.
La sigla sindacale evidenzia come sovraffollamento, carenza cronica di personale, strutture inadeguate e servizi insufficienti rendano sempre più difficile garantire sicurezza, dignità e tutela delle persone detenute e degli operatori.
Secondo la Fp Cgil, le criticità ricadono non solo sulla Polizia Penitenziaria, ma anche su educatori, assistenti sociali, personale amministrativo e sanitario, costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e con organici insufficienti.
Nel comunicato vengono avanzate precise richieste alle istituzioni: un piano straordinario di assunzioni, la riduzione del sovraffollamento, il potenziamento dell'assistenza sanitaria e psicologica, maggiori investimenti nelle attività trattamentali e interventi per rafforzare la sicurezza degli istituti penitenziari.
Per entrambe le prese di posizione, gli episodi avvenuti a Viterbo non rappresentano casi isolati, ma il sintomo di una crisi più ampia che richiede risposte immediate e un deciso cambio di rotta da parte dello Stato per restituire dignità al sistema carcerario, a chi vi lavora e alle persone detenute.