

VITERBO - L’incubo del caro carburante torna a tormentare gli italiani. In questa prima decade di marzo 2026, la soglia dei 2 euro al litro non è più solo un’eccezione delle tratte autostradali, ma una realtà che si sta diffondendo rapidamente anche sulla rete ordinaria, colpendo in particolare il gasolio.
Il 2026 ha segnato una svolta strutturale per il mercato energetico italiano. Dal 1° gennaio, infatti, è entrata a regime la riforma del riallineamento delle accise, che ha eliminato il vantaggio fiscale storico di cui godeva il gasolio rispetto alla benzina. Per la prima volta dopo decenni, il prezzo alla pompa del diesel ha superato stabilmente quello della 'verde', rendendo il pieno più salato proprio per chi utilizza l'auto per lavoro.
Secondo le ultime rilevazioni del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), la situazione attuale è critica:
In autostrada: Il gasolio in modalità self-service ha già superato i 2,009 €/l, mentre il servito vola oltre i 2,20 €/l.
Rete urbana: La media nazionale della benzina si attesta intorno a 1,85 €/l, ma il diesel la tallona (e spesso la supera) con punte di 1,95 €/l anche nei distributori white stream.
L'impatto sul pieno: Un rifornimento da 50 litri costa oggi mediamente 18 euro in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Non è solo una questione di tasse interne. A infiammare i listini è soprattutto l'instabilità nel Medio Oriente, con il conflitto che minaccia le rotte petrolifere nello Stretto di Hormuz. Questo ha spinto il prezzo del greggio (Brent) verso l'alto, creando una tempesta perfetta con la nuova pressione fiscale italiana.
Le associazioni dei consumatori, come l'Unione Nazionale Consumatori e il Codacons, chiedono a gran voce il ripristino dell'accisa mobile: un meccanismo che permetterebbe di ridurre automaticamente le tasse statali all'aumentare del prezzo del petrolio, per sterilizzare i rincari e fermare l'inflazione che rischia di abbattersi sui carrelli della spesa (l'85% delle merci in Italia viaggia infatti su gomma).