

VITERBO – A.H., l’albanese 25enne che è finito in manette la sera di martedì per aver insultato e aggredito i carabinieri torna in libertà. Lo ha deciso il giudice Silvia Mattei al termine della direttissima che si è svolta ieri mattina presso il tribunale di Viterbo e ha poi fissato l’udienza per il prossimo 5 novembre. Il giudice, su richiesta del pm, ha convalidato l’arresto ma senza applicare la misura cautelare della detenzione in carcere, quindi di fatto A.H. torna libero. Il suo avvocato, Luigi Mancini, ha chiesto i termini a difesa, per capire come procedere in sede di udienza il prossimo 5 novembre.
Di fronte al giudice l’imputato ha spiegato di aver agito sotto l’effetto dell’alcol la sera di martedì e che, per di più, si ricorda ben poco dell’aggressione ai tre militari che l’avevano fermato mentre era intento a forzare la portiera di un’auto in sosta all’interno di una proprietà privata. Alla vista dei carabinieri si è spaventato e si è nascosto dietro un camion per paura di essere espulso dal territorio italiano dal momento che non è in regola con il permesso di soggiorno. Poi la reazione contro i tre militari che invece volevano approfondire il controllo, ma come detto, il ragazzo ha sostenuto di aver rimosso quegli attimi di concitazione proprio perché completamente ubriaco. ''E ho già chiesto scusa a tutti'', avrebbe detto al giudice Mattei.
Quando i carabinieri sono riusciti ad ammanettarlo, nonostante la resistenza del giovane che si è letteralmente scagliato contro di loro l’accusa, oltre che per i reati di resistenza, violenza e oltraggio a pubblico Ufficiale e possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli atti allo scasso, era anche per tentato furto aggravato. Quest’ultima però è caduta dal momento che non è stata sporta alcuna denuncia dal proprietario dell’auto.
L’avvocato Luigi Mancini, che assiste l’albanese, aveva chiesto il patteggiamento, il pm ha invece richiesto la convalida dell’arresto. Di qui la decisione del giudice di convalidare l’arresto ma senza l’applicazione della misura cautelare della detenzione.