



VITERBO – Il nuovo regolamento sui dehors, gli spazi pubblici ad utilizzo delle attività di ristoro, in questi giorni è al vaglio della Sovraintendenza dei Beni culturali. Nel frattempo la bozza del nuovo piano sta iniziando a creare dibattito. Tra le voci discordanti con l'indirizzo che il nuovo regolamento applica, c'è quella di Paolo Cappelli.
Paolo Cappelli per dedizione politica, ma ancor prima come abitante del centro storico e per professione si è sempre interessato del tema della riqualificazione del centro in senso generale. Inizialmente a supporto del movimento Viterbo 2020, da cui a Dicembre è uscito.
Buongiorno Cappelli, che idea si è fatto sulla proposta del nuovo regolamento per i dehors?
“Ho avuto modo di leggerlo. Lo trovo poco adatto alle caratteristiche urbane della città, manca di una visone a lungo termine e di indirizzo per le attività commerciali stesse. Non sono riuscito a percepire il piano strategico messo in atto, poiché sembra il mantenimento dell'esistente, senza nessuna reale opportunità in più sia per le attività ma anche per la pubblica amministrazione.”
Quali sono le opportunità che questo regolamento sui dehors potrebbe realizzare?
“Il difficilissimo periodo post pandemico ha permesso la deregolamentazione degli spazi all'aperto a disposizione, ora però serve mettere a sistema tutto, ripartendo da zero. Attraverso i regolamenti, il comune non deve mai perdere autonomia e gestione degli spazi pubblici, e non può, come praticamente avviene in questa bozza, delegare la gestione quasi esclusiva di piazze e strade ai privati. Le soluzioni attuate per ottemperare ai regolamenti anti-contagio hanno permesso una straordinaria occupazione degli spazi. Questa occupazione ora deve essere riorganizzata in equilibrio con tutti gli aspetti funzionali della città, dal profilo residenziale, turistico, commerciale, fino a quello ultimo ma non ultimo della conservazione e valorizzazione dei beni storici.”
In cosa consiste questo equilibrio?
“L'equilibrio di una piazza consiste nell'utilizzo condiviso dello spazio pubblico con le linee guida univoche emanate dell'amministrazione che garantiscono a tutti i fruitori il rispetto delle regole reciproche, senza che l'uno prevarichi sull'altro. Nel caso specifico alcuni ambiti urbani risultano eccessivamente pieni a tal punto da poter, in qualche modo, renderne difficoltoso il riconoscimento identitario dello stesso luogo. E non solo. Sarebbe difficoltosa l'organizzazione degli eventi che hanno reso San Pellegrino e le attività insistenti più frequentate. Ad esempio, se i dehors fagocitano una piazza, avverrà a discapito dell'interesse turistico e della realizzazione di eventi di spessore. Viene meno quella collaborazione simbiotica con le attività che è il vero valore aggiunto.”
Tecnicamente, quali sono i problemi di questo regolamento?
“Il regolamento ha un problema principale. Non si riesce a capire in alcun modo, come tecnicamente siano stati assegnati, ad ogni ambito urbano, gli spazi a disposizione, poiché allegato ad esso non ci sono ne calcoli matematici ne tanto meno tavole dimensionali con individuati gli spazi stessi. Mancano dei valori essenziali che sono alla base del ragionamento: superficie lorda, superficie netta disponibile e indice di occupazione.”
Si spieghi meglio.
“Mancano i numeri e aprendo banalmente google maps e analizzando grezzamente gli spazi già in uso, si evince che il punto di partenza di questo regolamento siano gli spazi già concessi alle attività, e ne diviene anche il punto di arrivo dello stesso regolamento. Sembra a tutti gli effetti un condono della situazione post covid, senza tener conto dei veri equilibri del città, come detto prima.”
Sarebbe un problema, per Lei, vedere utilizzati gli spazi pubblici da attività funzionati e ricche di clientela?
“No, assolutamente, purché sia chiaro l'indirizzo espresso. Per me si potrebbero occupare le piazze al 100% con tavoli e con sagre eterne, ma poi verrebbe meno l'opportunità per terzi di realizzare cose e per i cittadini di utilizzare gli spazi pubblici a disposizione. Ad esempio, nel caso di San Pellegrino, il Comune non si riserva mai la possibilità di far togliere o ridurre gli spazi occupati in funzione di eventi che possano fare da richiamo turistico ad alti livelli. L'unica prescrizione che si riserva è per i giorni del trasporto della Macchina di Santa Rosa e solo lungo il percorso. Quindi mi domando, un organizzatore di eventi che volesse realizzare una manifestazione a piazza del Gesù, con quanti soggetti dovrebbe parlare per avere a disposizione lo spazio per il proprio pubblico e a che costi andrebbe incontro per le spese tecniche di un piano di sicurezza che dovrebbe comprendere tutto ciò che è all'interno della piazza?
Se il centro si trasforma in un unico grande ristorante, perdendo l'attrattività storica - turistica e l'opportunità di assistere ad aventi di piazza, verrebbero meno le motivazioni di giungere in città. Figuriamoci poi a pensare di esserne residenti.”
Immagino che per Lei, a questo punto, la speranza risieda in qualche modifica correttiva da parte della Sovraintendenza?
“Si, spero proprio di si. Anche perché la nostra identità è racchiusa nei beni storici ed architettonici, negli scorci che il centro storico ci dona, e quindi spero che la sovraintendenza possa intervenire per salvaguardare il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro. Lasciare integra quella leggibilità medievale che chi sceglie questa città viene per ammirare, altrimenti rischiamo di cadere in quel baratro già espresso da città prettamente turistiche, in cui è divenuto irreversibile lo spopolamento e la conseguente perdita di tradizioni ed identità.
La lascio io con una domanda: “a quanti metri di distanza da un monumento è possibile collocare un dehors o arredo?” Un valore in metri…”
VITERBO – Il nuovo regolamento sui dehors, gli spazi pubblici ad utilizzo delle attività di ristoro, in questi giorni è al vaglio della Sovraintendenza dei Beni culturali. Nel frattempo la bozza del nuovo piano sta iniziando a creare dibattito. Tra le voci discordanti con l'indirizzo che il nuovo regolamento applica, c'è quella di Paolo Cappelli.
Paolo Cappelli per dedizione politica, ma ancor prima come abitante del centro storico e per professione si è sempre interessato del tema della riqualificazione del centro in senso generale. Inizialmente a supporto del movimento Viterbo 2020, da cui a Dicembre è uscito.
Buongiorno Cappelli, che idea si è fatto sulla proposta del nuovo regolamento per i dehors?
“Ho avuto modo di leggerlo. Lo trovo poco adatto alle caratteristiche urbane della città, manca di una visone a lungo termine e di indirizzo per le attività commerciali stesse. Non sono riuscito a percepire il piano strategico messo in atto, poiché sembra il mantenimento dell'esistente, senza nessuna reale opportunità in più sia per le attività ma anche per la pubblica amministrazione.”
Quali sono le opportunità che questo regolamento sui dehors potrebbe realizzare?
“Il difficilissimo periodo post pandemico ha permesso la deregolamentazione degli spazi all'aperto a disposizione, ora però serve mettere a sistema tutto, ripartendo da zero.
Attraverso i regolamenti il comune non deve mai perdere autonomia e gestione degli spazi pubblici, e non può, come praticamente avviene in questa bozza, delegare la gestione quasi esclusiva di piazze e strade ai privati. Le soluzioni attuate per ottemperare ai regolamenti anti-contagio hanno permesso una straordinaria occupazione degli spazi. Questa occupazione ora deve essere riorganizzata in equilibrio con tutti gli aspetti funzionali della città, dal profilo residenziale, turistico, commerciale, fino a quello ultimo ma non ultimo della conservazione e valorizzazione dei beni storici.”
In cosa consiste questo equilibrio?
“L'equilibrio di una piazza consiste nell'utilizzo condiviso dello spazio pubblico con le linee guida univoche emanate dell'amministrazione che garantiscono a tutti i fruitori il rispetto delle regole reciproche, senza che l'uno prevarichi sull'altro.
Nel caso specifico alcuni ambiti urbani risultano eccessivamente pieni a tal punto da poter, in qualche modo, renderne difficoltoso il riconoscimento identitario dello stesso luogo. E non solo. Sarebbe difficoltosa l'organizzazione degli eventi che hanno reso San Pellegrino e le attività insistenti più frequentate. Ad esempio, se i dehors fagocitano una piazza, avverrà a discapito dell'interesse turistico e della realizzazione di eventi di spessore. Viene meno quella collaborazione simbiotica con le attività che è il vero valore aggiunto.”
Tecnicamente, quali sono i problemi di questo regolamento?
“Il regolamento ha un problema principale. Non si riesce a capire in alcun modo, come tecnicamente siano stati assegnati, ad ogni ambito urbano, gli spazi a disposizione, poiché allegato ad esso non ci sono ne calcoli matematici ne tanto meno tavole dimensionali con individuati gli spazi stessi. Mancano dei valori essenziali che sono alla base del ragionamento: superficie netta, superficie disponibile e indice di occupazione.”
Si spieghi meglio.
“Mancano i numeri e aprendo banalmente google maps e analizzando grezzamente gli spazi già in uso, si evince che il punto di partenza di questo regolamento siano gli spazi già concessi alle attività, e ne diviene anche il punto di arrivo dello stesso regolamento. Sembra a tutti gli effetti un condono della situazione post covid, senza tener conto dei veri equilibri del città, come detto prima.”
Sarebbe un problema, per Lei, vedere utilizzati gli spazi pubblici da attività funzionati e ricche di clientela?
“No, assolutamente, purché sia chiaro l'indirizzo espresso. Per me si potrebbero occupare le piazze al 100% con tavoli e con sagre eterne, ma poi verrebbe meno l'opportunità per terzi di realizzare cose e per i cittadini di utilizzare gli spazi pubblici a disposizione. Ad esempio, nel caso di San Pellegrino, il Comune non si riserva mai la possibilità di far togliere o ridurre gli spazi occupati in funzione di eventi che possano fare da richiamo turistico ad alti livelli. L'unica prescrizione che si riserva è per i giorni del trasporto della Macchina di Santa Rosa e solo lungo il percorso. Quindi mi domando, un organizzatore di eventi che volesse realizzare una manifestazione a piazza del Gesù, con quanti soggetti dovrebbe parlare per avere a disposizione lo spazio per il proprio pubblico e a che costi andrebbe incontro per le spese tecniche di un piano di sicurezza che dovrebbe comprendere tutto ciò che è all'interno della piazza?
Se il centro si trasforma in un unico grande ristorante, perdendo l'attrattività storica - turistica e l'opportunità di assistere ad aventi di piazza, verrebbero meno le motivazioni di giungere in città. Figuriamoci poi a pensare di esserne residenti.”
Immagino che per Lei, a questo punto, la speranza risieda in qualche modifica correttiva da parte della Sovraintendenza?
“Si, spero proprio di si. Anche perché la nostra identità è racchiusa nei beni storici ed architettonici, negli scorci che il centro storico ci dona, e quindi spero che la sovraintendenza possa intervenire per salvaguardare il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro. Lasciare integra quella leggibilità medievale che chi sceglie questa città viene per ammirare, altrimenti rischiamo di cadere in quel baratro già espresso da città prettamente turistiche, in cui è divenuto irreversibile lo spopolamento e la conseguente perdita di tradizioni ed identità.
La lascio io con una domanda: “a quanti metri di distanza da un monumento è possibile collocare un dehors o arredo?” Un valore in metri…”