

VITERBO – Una trentina di indagati per caporalato in un anno nella Tuscia. Per alcuni di loro il processo inizierà nelle prossime settimane. Mentre la politica locale sembra accorgersi solo ora del fenomeno, non si è mai abbassata l’attenzione delle forze dell’ordine e della Procura che nei mesi scorsi hanno assestato non pochi colpi contro questa piaga.
Venti i casi di sfruttamento portati alla luce lo scorso autunno, quattro gli arresti. Tra questi quello dell’imprenditore di Acquapendente che a marzo comparirà davanti al giudice su cui pendono due processi, che sono stati poi riuniti, accusato di aver fatto lavorare nei boschi per intere giornate tre richiedenti asilo a 150 euro al mese. L’uomo li avrebbe fatti alloggiare dentro un casaletto vicino a una stalla: un fabbricato sporco, con i cavi elettrici a vista, senza riscaldamenti. L’imprenditore, che ad ottobre finì agli arresti domiciliari, era già finito sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Sempre ad ottobre i carabinieri e la Procura arrestano tre persone per il pestaggio di un bracciante che aveva osato lamentarsi perché non veniva pagato. L’uomo di Gallese aveva incrociato il datore di lavoro al bar e gli aveva ricordato di aspettare ancora nove mesi di stipendio. Gli arrestati, secondo le indagini, avrebbero assistito alla scena. Lo avrebbero seguito fuori dal bar, rimproverato per la piazzata fatta al loro capo e poi lo avrebbero afferrato per polsi e caviglie e caricato su un camioncino e preso a calci e pugni calci e pugni.
A luglio la zona tra Tarquinia e Montalto di Castro finisce sotto la lente della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro di Viterbo. Ventidue le persone indagate, 11 sequestri preventivi per un valore complessivo di 612mila euro quale profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e di truffa aggravata ai danni dell’Inps.
Una cooperativa a mutualità prevalente e tre società vengono sequestrate ed affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal giudice. Secondo gli investigatori, i lavoratori coinvolti, oltre 300 in tutto, sono stati costretti ad espletare attività lavorativa a fronte di una bassissima retribuzione e subire la lesione di diritti primari, quali quelli alla fruizione di ferie, al trattamento di fine rapporto e alla quattordicesima. Le vittime sono per la maggior parte, lavoratori (camerieri, baristi, banconisti, addetti al carico e scarico merci, operatori di impianti di recupero, panificatori, commessi) a cui non vengono richieste particolari competenze tecniche.