ANNO 16 n° 132
Capitale della Cultura 2033, Viterbo ora ha un nome e un logo per la candidatura
Presentato a Palazzo Gentili il logo identitario “Viterbo Tuscia 2033”, simbolo del percorso verso la candidatura europea. Frontini: “Non sarà un evento spot”. Romoli: “La Tuscia deve imparare a raccontarsi come un territorio unico”
Andrea
12/05/2026 - 06:24
di Andrea Farronato

VITERBO – Non un semplice logo, ma il primo simbolo concreto di un percorso che da oggi prova a dare un’identità comune alla Tuscia. È stato presentato a Palazzo Gentili “Viterbo Tuscia 2033”, il nome con annesso il logo identitario che accompagneranno la candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura e che, nelle intenzioni di amministratori e promotori, dovrà rappresentare il territorio per i prossimi sette anni.

Nella sala della Provincia si sono riuniti sindaci, assessori e consiglieri provenienti da tutta la Tuscia, convocati dal presidente della Provincia Alessandro Romoli e dalla sindaca Chiara Frontini per il primo incontro operativo del percorso di candidatura. Presenti anche i professionisti incaricati di seguire il progetto, guidati da Antonio Scuderi. Un momento che segna l’avvio ufficiale di una strategia territoriale che punta a superare i confini comunali per costruire una visione condivisa della Tuscia.

La simbologia dietro il logo

Il logo scelto ruota attorno alla “V” di Viterbo, costruita attraverso colori e geometrie che richiamano gli elementi identitari del territorio. Il grigio rappresenta il tufo e i centri storici, il verde racconta l’ambiente e i Monti Cimini, il blu richiama l’acqua termale e le fontane, mentre l’arancio si lega alla vivacità culturale della città. Completano il simbolo il giallo, associato alla collaborazione tra istituzioni e cittadini, e il fucsia, che guarda al futuro e alle nuove generazioni. Una veste grafica pensata per accompagnare non solo una candidatura, ma un processo di costruzione territoriale destinato a durare nel tempo.

Lo spirito che accompagnerà il percorso verso il 2033

Non siamo più la bassa Toscana o l’alta provincia di Roma: siamo la Tuscia, con tutto ciò che ne deriva”, ha affermato con fermezza il presidente della Provincia, Alessandro Romoli. “Questa candidatura rappresenta una possibilità concreta per il nostro territorio. Cinquantadue Comuni pronti a fare rete e a supportarsi per promuovere la qualità della vita della Tuscia, non solo dal punto di vista culturale, ma anche economico e sociale”.

Sulla stessa linea la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, che ha definito la candidatura “non un atto formale, ma soprattutto un atto politico”. “La candidatura di cui stiamo parlando – ha spiegato – è quella di un sistema territoriale che decide di raccontarsi attraverso una chiave di lettura nuova. Viterbo Tuscia 2033 non è uno slogan e non sarà un evento spot: deve diventare un processo di trasformazione territoriale capace di lasciare qualcosa”.

Frontini ha poi sottolineato il significato del logo identitario presentato: “Il logo racchiude ciò che siamo: le terme, il paesaggio, la cultura, la nostra storia e la volontà di guardare avanti. Trasformare la bellezza dei nostri territori in una strategia di crescita significa soprattutto parlare alle nuove generazioni e costruire un territorio più competitivo e più consapevole della propria identità”.

Il percorso dietro la candidatura

A spiegare il percorso che accompagnerà la candidatura è stato Antonio Scuderi, coordinatore del gruppo di lavoro, che ha parlato della necessità di costruire una governance stabile ma capace di evolvere nel tempo. “Una candidatura a Capitale Europea della Cultura – ha spiegato – non nasce da un singolo evento culturale, ma da un processo territoriale lungo e condiviso. Per questo stiamo studiando i modelli delle precedenti Capitali italiane ed europee della cultura, da Matera a Procida fino a Gorizia-Nova Gorica, per capire quali strumenti possano funzionare meglio anche per la Tuscia”.

Il percorso verso il 2033 è dunque appena iniziato, ma il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: la candidatura vuole diventare l’occasione per costruire una nuova narrazione della Tuscia, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, università, associazioni e cittadini sotto un’unica identità condivisa.






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