ANNO 16 n° 99
Cantami o Diva… l’ira di Clio: Renault si esprime con uno spot innovativo
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
25/02/2026 - 17:16
di Elsa Berardi

'Chi è veramente Clio?' - Spot Renault Clio 2026: https://www.youtube.com/watch?v=g1ZVRI4dFeg

VITERBO - Quando la soluzione ce l’hai a un metro dallo script, cosa fai, ti imbarchi in strategie dispendiose, old style, disfunzionali? Se ti chiami Renault – e alle spalle hai un’esperienza nel campo dell’auto che soddisfa da sola lo storytelling – non puoi tergiversare: devi reagire alla mancanza di stimoli, sfornando spot pubblicitari da cornice.

Ecco che il marchio francese ha saputo rimediare all’impaccio dell’inverosimile, del solito e scontato paesaggio incontaminato, della suggestione di una guida caotica e spericolata: questa è la storia di ribellione di Clio, musa omonima di uno dei modelli di punta.

Sarebbe più corretto e dovizioso verso il mondo classico dire che sia il contrario, ma tutte e due, nell’ultima campagna promozionale, si sono coadiuvate ad emergere: una ribelle, l’altra fresca e sfrecciante, hanno levigato la patina desueta di saperi che, a dispetto dello stereotipo, ci hanno donato la libertà di scegliere.

Il formato video ha grandi potenzialità sia per le scelte cromatiche e narratologiche, sia per una risposta abbastanza chiara (e non prevaricante) all’imposizione dei genitori di osservare una strada: è il viaggio di Clio, bellissima in rosso, figlia di un Zeus imperioso e designata custode della storia. Esageriamo: di tutte le storie!

Mentre una frivola Afrodite – la lezione greca nei nomi originali è stata mantenuta, quindi le commistioni con il latino sono state evitate – scrolla sul cellulare i pretendenti che non la attraggono, Clio è risoluta nel fare di testa sua, senza bearsi del compito atavico che suo padre le ha tramandato. L’amore, piccola nota a margine, viene qui banalizzato anche nel processo selettivo positivo, interpretando correttamente l’individualismo contemporaneo dei feed colmi di apparenze.

Nonostante qualche diverbio tra percezioni e realtà fictional dello spot, Clio sembra essere il prototipo della donna vivacemente refrattaria agli schemi: un “mondo immobile” (citazione dello spot) e la solidità di certi archetipi, che possiamo chiamare pure modelli, non aiutano di certo una giovane di belle speranze a crescere e coltivare il sogno dell’indipendenza.

La musa soffia su un blocco informe di marmo e basta il suo fiato a rivelare l’auto rossa che vi si nasconde: la Clio. Un po’ in assonanza (cercata? Spontanea?) col Michelangelo italiano, che dichiarava di vedere la scultura direttamente nel materiale, e un po’ avanguardistica per altri sensi, la visione di Clio è un anelito al raggiungimento di nuovi orizzonti.

A dispetto della poca attesa tra il soffio e la macchina che si rivela, è proprio questo l’enjambement che ci fa calare nella modernità, spingendoci a non trascurare le origini millenarie del nostro percorso di ribellione.

Dal portico dipinto, sotto cui i filosofi stoici erano agonisti del dubbio, al Socrate innamorato della sua anima indagatrice, la cultura classica ci ha dato ali per consacrare le idee allo sviluppo di nuove eccellenze, sia tecnologiche che intellettuali.

Ehi, aspettate… Quindi abbiamo biblioteche di potenziali tiktoker e archivi di autori che, con le attuali possibilità, si sarebbero cimentati nella comunicazione social? Non lo sapremo mai, e forse la risposta non sarebbe quella attesa.

La Clio dei nostri tempi, però, è tutta un fremito di innovazione, e anche se nella sua epoca avrebbe tessuto le fila della storia, oggi è ben diversa anche dalla più tecnofila Afrodite. De gustibus non disputandum est!






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