

Oslo ha espresso il suo benestare alla candidatura al #Nobel per la Pace 2021 dei nostri infermieri e medici: 'Sono stati i primi nel mondo occidentale a dover affrontare questa gravissima emergenza sanitaria. In questa lotta medici e infermieri italiani hanno fatto ricorso anche ai possibili rimedi di medicina di guerra, combattendo in trincea per salvare vite, spesso sacrificando la propria'.
Durante questi mesi di emergenza, tutto il personale sanitario è stato sottoposto ad uno stress emotivo altissimo. La categoria che è stata sottoposta ad uno sforzo notevole è sicuramente quella degli infermieri. Lo stretto contatto con i pazienti e la carenza di personale sanitario, che ha spinto tutti gli operatori a turni di lavoro prolungati e talvolta estenuanti, hanno esposto gli infermieri a un carico emotivo e fisico incredibilmente intenso.
Un altro aspetto a cui questi professionisti della salute hanno dovuto far fronte è stato l’isolamento, causato dalla separazione dai propri cari e dal senso di impotenza di fronte alla sofferenza dei propri pazienti. Essenziale è stato quindi il ruolo degli infermieri, che hanno contribuito enormemente per la tutela della salute di tutti noi cittadini, seppur sottoposti ad un impegno senza precedenti.
La testimonianza di Eleonora, sanitario in emergenza 118: “Tento di vivere il ruolo di infermiere con passione e professionalità, cercando di migliorarmi come operatore e come persona, al fine di dare ai pazienti le migliori cure possibili. Ho scelto di intraprendere questa strada perché sentivo di voler fare qualcosa per gli altri.
Indubbiamente questa emergenza ha cambiato molte cose. Penso che il modo di essere infermiere non sia però cambiato, anche perché questa professione ci mette davanti a situazioni difficili ogni giorno. Penso sia mutato il modo di pensare alla nostra vita in generale, dato che ora non diamo più nulla per scontato e poniamo maggiore attenzione a tante piccole cose per preservare la nostra salute e quella degli altri. E penso che questo diventerà un comportamento che rimarrà in noi anche dopo l’emergenza Covid.
Tra le sfide più grandi, oltre all’incremento del lavoro, è stato e lo è ancora adesso la gestione sul piano emotivo di questa situazione: la convivenza con la paura di potersi ammalare e, soprattutto, quella di mettere in pericolo le nostre famiglie. Fondamentale in questa emergenza è stata la coesione tra i gruppi di lavoro, che ha permesso di far fronte alle problematiche per poter garantire le cure ai pazienti nel modo migliore possibile.
Se devo pensare ad un’immagine che più mi è rimasta impressa sono i volti, o meglio l’espressione degli occhi degli infermieri - perché il volto è coperto dalla mascherina - che passato il primo momento di turbamento hanno riiniziato a sorridere.
A chi vuole scegliere di intraprendere questa strada e diventare infermiere, direi solo: “Fallo, perché è il lavoro più bello. Io rifarei questa scelta”.
A prescindere da come andrà a finire, hanno già vinto qualcosa che vale molto di più: la gratitudine della stragrande maggioranza degli italiani, quelli che non minimizzano, che guardano in faccia la realtà e che hanno capito fino in fondo la tragedia quotidiana in cui ci troviamo a vivere da un anno a questa parte.