

ORTE – Si incontrano casualmente in una stazione di servizio sulla Superstrada e un vecchio debito li fa finire a terra a riempirsi di pugni e bastonate. Ma entrambi sono pronti ad accusarsi. Per entrambi si sarebbe trattato solamente di legittima difesa. Sono i due camionisti – più un terzo dipendente – finiti a processo per rissa e lesioni dopo aver perso ogni tipo di controllo nella mattinata del 9 dicembre del 2013.
A scatenare la furia e rabbia cieca, una vecchia questione irrisolta: Tito C. avrebbe dovuto restituire a Pierluigi T. i soldi di un carico di fieno pagato solo a metà.
''Doveva darmi oltre 700 euro: io faccio il contadino. Con queste cose ci vico e ci mando avanti la famiglia. Mille euro per me fanno la differenze. Ecco perché quando ho visto il camion di Tito fermo all’area di servizio, mi sono fermato anche io: era la giusta occasione per chiedergli i soldi che mi spettavano. Peccato che lui abbia preso una spranga di ferro e mi abbia aggredito. Sono finito all’ospedale con una mano rotta: ho ancora una placca in plastica, che, per il gran dolore, non ho il coraggio di togliere''.
Una ricostruzione, questa, che sembrerebbe non destare particolari sospetti, se non fosse totalmente opposta a quella dell’altro imputato, che, in aula, si affretta a correggere il tiro.
''Non mi ha trovato casualmente all’area di servizio. Sapeva che stavo lì e mi è venuto a cercare, programmando nel dettaglio l’aggressione. È sceso dal furgone con in mano spranghe di ferro e bastoni. Voleva risolvere la questione con la violenza, altro che parlare pacificamente. Non ho rotto la mano a nessuno: anzi, sono stato io a riportare lesioni al mento e al braccio''.
Entrambi imputati ed entrambi parti offese, si discolpano attraverso testimonianze che non lasciano trapelare alcuna emozione. Spetterà al giudice fare luce sulla questione e valutare la loro eventuale responsabilità. Si tornerà in aula ad anno nuovo, ad aprile.