

di Domenico Savino
VITERBO - Il sapore della vittoria era stato quasi dimenticato. Quel dolce retrogusto che permette di vedere il bicchiere mezzo pieno, quella rinnovata fiducia che consente di iniziare la settimana con il sorriso sulle labbra. E non è poco se si pensa che l'ultimo blitz esterno è riconducibile alla vittoria contro la Sansovino e l'ultimo successo è datato 11 marzo al Rocchi contro lo Zagarolo (2-0).
Insomma da tempo non si esultava in modo pieno e in effetti si cominciava a sentire la mancanza. Perché la vittoria porta con sé una serie di riflessi positivi che hanno un potente effetto benefico sul morale prima che sulla classifica. Ora l'effimero traguardo della salvezza è nettamente più vicino. Assume contorni ben più distinti, scaccia fantasmi e paure che aleggiavano prepotenti in via della Palazzina. E' poco, quasi nulla, rispetto ai proclami iniziali ma basta pensare a cosa sarebbe stata la vigilia che anticipava il Pontedera e si capisce come di colpo tanto motivi per essere inquieti cadono come i tasselli del domino.
I tre punti del ''Muzi'' di Orvieto sono di platino: effetti immediati sulla classifica e lavoro dello staff tecnico che produce i primi frutti. La voglia di combattere che Biagioni professa sin da quando ha varcato la soglia del Rocchi si sono viste: squadra corta, reparti stretti, tentativo di recupero palla immediato e ripartenze fulminanti: ecco spiegate le occasioni avute contro l'Orvietana e quindi una maggiore produzione offensiva che consente di sfruttare le doti da opportunista di Mattias Vegnaduzzo (la contabilità parla anche di una traversa clamorosa del puntero argentino e di un palo colpito da Morini nella stessa azione), ancora decisivo sempre nel vivo del gioco, un pericolo costante.
Le sgroppate di Mereu e Di Marco sono l'altra faccia delle armi a disposizione del tecnico. Il gioco sugli esterni è molto utile se si hanno gli uomini che saltano l'avversario e creano superiorità numerica andando sul fondo e cercando il cross. Nel gruppo non ci sono giocatori in grado di eseguire il 4-3-3 e Biagioni si è fidato del suo fiuto ripiegando sul più scolastico 4-4-2. Elementare nella sua esecuzione ed efficace se messo con puntigliosità in pratica. La squadra lo segue si è rimessa in carreggiata dopo il suo arrivo e alcuni sbandamenti sono anche fisiologici perché l'impronta del tecnico si doveva vedere dopo qualche turno.
Lievita la condizione atletica segnale di un lavoro certosino dal punto di vista fisico, ma continuano le espulsioni. Altra gara finita in inferiorità numerica: questa volta è il turno di Piccolo, ma tanti uomini che vengono bollati con il cartellino rosso sono un campanello d'allarme. Segno che i nervi saltano subito e che manca la tranquillità nei momenti delicati. La squadra in questo modo si impoverisce e con il Pontedera che verrà a Viterbo per conquistare la Lega Pro (solo la matematica impedisce ai pisani di festeggiare) saranno in quattro a saltare la sfida (rientra solo Cristiano). Il lavoro di Biagioni alla luce anche di questi episodi che non sono di poco conto assume una dimensione maggiore: riesce a farsi bastare quel che ha (Franzese mediano è una scelta di ripiego) e nei momenti di crisi è una dote preziosa.