

di Domenico Savino
A lezione di tattica. La Viterbese prova tanto in questi giorni che anticipano il derby contro la Flaminia. Prova moduli e uomini. Lo fa anche se fuori piove e il tempo è da lupi. Ieri nella seduta di allenamento al campo rionale del Barco, Farris ha torchiato i suoi ragazzi sottoponendoli ad una serie di esercizi tattici per cercare la quadratura del cerchio e consentire alla squadra di avere un proprio equilibrio in tutti i momenti della partita. Serve il giusto compromesso per far giocare insieme i quattro giocatori più offensivi e aumentare la possibilità di andare in gol.
Perché la Viterbese comunque la si voglia vedere crea. E in alcuni casi anche tanto. Poi manca un minimo di cattiveria sotto porta per concretizzare il tutto o in alcuni momenti la fortuna necessaria, ma l’azione quando si sviluppa in ampiezza è anche godibile.
Non è semplice, ma qualora questo progetto dovesse riuscire sarebbe il passo in avanti decisivo per diventare grandi. Al di la dei moduli e dei numeri ad essi collegati (è stato provato in sequenza il 4-3-3, il 4-2-3-1, il 4-3-1-2) a Farris interessa sempre l’atteggiamento della squadra e la capacità del gruppo di essere camaleontico anche all’interno della stessa partita.
Per essere più chiari l’idea di base è giocare con tre punte, Vegnaduzzo che guarda con continuità la porta e i cross dal fondo di Gamboni con Pero Nullo sull’altro lato del fronte offensivo. Tutto questo è stato fino ad ora, o meglio fino al primo tempo contro l’Arezzo. Poi la ripresa favolosa contro gli amaranto e la possibilità di passare a 4-2 fantasia con tre incursori (compreso Scardini) alle spalle della prima punta.
Arriva la vittoria e quindi si prosegue sul solco. Quindi la Pontevecchio, la sconfitta e i primi dubbi. Ma gli scolari gialloblù hanno capito la predica e insieme al maestro si sono messi di buzzo buono per comprendere la lezione e hanno iniziato a sperimentare. La lezione, seppur sotto l’acqua, è proseguita con un'altra alchimia: il modulo col fantasista tra le linee (Pero Nullo), Scardini e Vegnaduzzo di punta e Gamboni arretrato a centrocampo. Anche questa è un’idea che stuzzica Farris e che permette di avere un trequartista che si muove tra le linee, crea scompiglio alle difese e costringe un mediano ad abbassarsi per marcarlo.
Quindi in quella zona del campo c’è spazio per far gioco. Spazio la parola che tanto piace ai gialloblù, i quali dimostrano di preferirlo alle scatole chiuse ed intasate dei reparti arretrati fino a dora incontrati. Farris continuerà a pensare e sperimentare. E avrà altri due giorni per farlo. Ieri al Barco ha appena iniziato.