


Il calcio italiano da anni sta vivendo molte, anzi, troppe situazioni surreali. Ad esempio neppure il più scaltro bookmaker di un sito analizzato da Gallina Scommesse avrebbe mai potuto neppure quotare che un campionato di Serie B, il secondo per importanza a livello nazionale, si sarebbe tenuto tra un numero di squadre dispari come sta avvenendo nella stagione in corso. E pensate che alcuni siti inglesi quotano perfino il fatto che Elvis Presley sia ancora vivo!
E le cose non vanno certo meglio in Serie C dove milita la nostra Viterbese. Il caso di Cuneo - Pro Piacenza finita 20 a 0 con i lombardi che hanno schierato i ragazzi della primavera per via della situazione societaria a dir poco drammatica, ha fatto scalpore a livello mondiale in ambito sportivo con pesanti ricadute anche dal punto di vista dell'immagine per tutto il movimento calcistico italiano.
Quale futuro dunque per la Serie C, da molti esperti del settore indicata come la 'terra di mezzo', dove il professionismo spesso mal si sposa con dimensioni societarie a volte piuttosto ridotte senza parlare poi di situazioni ancora più bizzarre, per non usare altri termini, con imprenditori spregiudicati che tentano scalate repentine ai vertici dei club senza avere i mezzi per farle, con pesanti ricadute poi sull'andamento e sull'esistenza stessa delle squadre. Troppi infatti sono stati i fallimenti in questi ultimi anni (uno ha riguardato anche la Viterbese alla fine della stagione 2012 -2013) per continuare a fare finta di nulla.
Se ne parla da molti ma è possibile che questa volta con il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, che già ha risolto la situazione della B che tornerà a 20 squadre dalla prossima stagione, davvero la riforma anche della Serie C vada in porto.
Come dovrebbe cambiare la terza divisione per club del campionato italiano? Stando al programma presentato prima della sua elezione, a differenza delle precedenti proposte, il numero di squadre della C dovrebbe rimanere quello di 60 a differenza di altre proposte che volevano ridurre a 40 le squadre partecipanti. Come hanno fatto notare molti addetti ai lavori, anche confrontando questo numero con le principali federazioni europee, ridurre di un terzo le partecipanti sarebbe stato davvero iniquo e poco consono al grande numero di club sparsi in tutto il territorio nazionale.
La novità proposta dal presidente della FIGC però riguarda lo status delle squadre partecipanti, un livello agonistico del tutto nuovo, quello del semiprofessionismo. Ma cosa significherebbe in altre parole questo cambiamento? Il programma di Gravina con cui è stato eletto, propone alla politica alcune disposizioni, quasi tutte rientranti nella sfera fiscale - tributaria e già previste per le tipologie dell’associazionismo (sportivo), per il cosiddetto Terzo Settore o per la più ampia platea delle Onlus. Il nuovo regime. certamente agevolato ma comunque sottoposto a vincoli e limitazioni, stando a Gravina, sarebbe di facile ed immediata assimilazione per i club calcistici.
Alla FIGC spetterebbe poi tramutare questo nuovo status, in nuove regole per le attività prettamente sportive: la definizione e la stabilità dei rapporti contrattuali con gli sportivi (calciatori, allenatori, direttori), le dinamiche del tesseramento e la composizione degli organici, i rapporti economici, il mantenimento del regime previdenziale ed assicurativo, il sistema dei controlli e delle garanzie.
Infine ai club coinvolti nel contesto del nuovo semiprofessionismo competerà uno sforzo di miglioramento sul piano qualitativo di quegli elementi gestionali ed infrastrutturali necessari per competere al livello superiore, oltre ad un totale coinvolgimento nel quadro delle attività di formazione e valorizzazione del patrimonio sportivo nazionale.
Un cambiamento strutturale davvero importante e almeno sulla carta convincente che ci auguriamo possa davvero portare ad una maggiore stabilità al calcio italiano: se lo meritano in primis i tifosi che ogni fine settimana seguono sempre con amore la loro squadra del cuore.