



VITERBO - A Viterbo nel 2021 la temperatura media annua registrata è stata di +16gradi, maggiore della media nazionale che si attesta a +15,6 gradi.
E' quanto riporta l'Istat nella serie storica delle statistiche meteoclimatiche di precipitazione e temperatura riferita ai 109 capoluoghi di provincia, nella quale risulta anche il capoluogo della Tuscia. Il dato è territoriale ma, per estensione, è facilmente riconducibile all'intera provincia di Viterbo, dove da anni si assiste ad un lento ed inesorabile declino del volume delle precipitazioni a discapito di temperature sempre più elevate.
Rispetto a questo ultimo dato, l'Istat ha registrato nel capoluogo della Tuscia una temperatura massima raggiunta (calcolata sul valore soglia) pari a +39,6 gradi, con l'aumento di 1 grado e mezzo rispetto alla media degli anni 2006-2015.
Ma se la temperatura sale, le piogge diminuiscono. Infatti nel 2021 a Viterbo la precipitazione totale annua registrata è stata pari a 702,2 millimetri, con una diminuzione delle volume delle piogge di circa 10 centimetri rispetto alla media di quindici anni fa.
Riguardo agli estremi meteoclimatici (temperatura minima e massima), gli indici mostrano nel 2021 aumenti per quasi tutti i capoluoghi di provincia, dove Viterbo ha fatto registrare una media di 132 giorni 'estivi' e ben 33 notti 'tropicali' con un distacco di pochissimi punti rispetto al decennio osservato.
Interessante, questo ultimo punto, che pare confermare il fatto che il nostro clima si stia sempre più tropicalizzando. Alle bombe d'acqua sempre più frequenti, infatti, si contrappongono periodi denotati da una severa mancanza di precipitazioni che, nel 2021, ha interessato complessivamente 287 giorni, con 31 giorni consecutivi senza pioggia.
'Questa situzione - afferma Giovanni Pira, presidente di Agri Viterbo - diventa sempre più problematica nel settore agricolo, dove tutto è regolato dalle condizioni climatiche. Prolungati periodi di siccità sono deleteri per le nostre colture, come ad esempio per il nocciolo, l'olivo o il castagno, che negli ultimi anni hanno subito pesanti perdite. Così come le bombe d'acqua che, in pochi minuti, distruggono intere piantagioni'.
'Gli agricoltori sono allo stremo - continua - vivono nell'incertezza del raccolto dovuto alla volubilità del clima e, di conseguenza, sono restii ad investire. Lo Stato, tramite il Pai, il piano assicurativo individuale, viene incontro all'agricoltore riconoscendo un ritorno del 75% sul costo della polizza assicurativa in caso di mancata produzione dovuta a calamità naturali, siccità o eventi avversi. Ma questo a volte non basta. Nel prossimo futuro è fondamentale invertire la rotta e contrastare il cambiamento climatico, per preservare le nostre colture e il lavoro di migliaia di agricoltori che quotidianamente investono fondi, tempo e dedizione nel nostro territorio'.