ANNO 16 n° 274
Buste paga, piange la Tuscia
Sedicimilaquattrocento euro č la retribuzione media annua, il 25% in meno della media nazionale
13/11/2023 - 08:42

 

Buste paga, piange la Tuscia 
Sedicimilaquattrocento euro è la retribuzione media annua. A Milano è il 90% più pesante 
VITERBO - Nel 2021 la retribuzione media lorda annua dei lavoratori dipendenti della provincia di Viterbo occupati nel settore privato è stata pari a 16.409 euro, il 25 percento in meno della media nazionale
A Milano, prima tra le provincie italiane nella classifica stilata dalla Cgia di Mestre su dati Inps, i lavoratori hanno intascato mediamente in un anno ben 31.202 mila euro. Un divario rispetto alla Tuscia di oltre il 90%, praticamente un abisso, tanto che la provincia di Viterbo è ferma alla 74esima posizione, sotto Roma (22.971euro), Frosinone (18.576) e Latina (17.736). Peggio di noi solo la provincia di Rieti con 16.267 euro di reddito lordo annuo.
Ad esclusione di Roma, tutte le province della regione Lazio sono sotto la media italiana, la cui retribuzione ammontava,  sempre nel 2021, a 21.868 euro.
Conti alla mano, dividendo l'importo per tutte e tredici le mensilità, ogni lavoratore viterbese guadagnerebbe mediamente in un mese 1262 euro lorde. 
Praticamente una miseria, tenendo conto del costo della vita di oggi. Viterbo ancora una volta rientra nel range delle province del sud Italia. E come dimostrano i dati evidenziati nel report, la differenza tra nord e sud continua a farsi sentire. Le disuguaglianze salariali tra le ripartizioni geografiche sono ancora attuali perché nel settore privato le multinazionali, le utilities, le imprese medio-grandi, le società finanziarie, assicurative e bancarie che tendenzialmente riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media, sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord.
Tenendo conto che qui si parla di settore privato, ed essendo automaticamente esclusi gli operai agricoli e domestici ecco che il dato nella Tuscia, notoriamente popolata da tantissime partite iva e lavoratori autonomi, si abbassa drammaticamente. 'Come ha avuto modo di segnalare anche il Cnel 2 - riporta la Cgia - il problema dei lavoratori poveri non parrebbe riconducibile ai minimi tabellari troppo bassi, ma al fatto che durante l’anno queste persone lavorano un numero di giornate molto contenuto. Pertanto, più che a istituire un
minimo salariale per legge andrebbe contrastato l’abuso di alcuni contratti a tempo ridotto, rafforzata l’applicazione della contrattazione di secondo livello, procedere al taglio dell’Irpef e provvedere al rinnovo dei contratti entro la scadenza'



VITERBO - Nel 2021 la retribuzione media lorda annua dei lavoratori dipendenti della provincia di Viterbo occupati nel settore privato è stata pari a 16.409 euro, il 25 percento in meno della media nazionale.

A Milano, prima tra le provincie italiane nella classifica stilata dalla Cgia di Mestre su dati Inps, i lavoratori hanno intascato mediamente in un anno ben 31.202 mila euro. Un divario rispetto alla Tuscia di oltre il 90%, praticamente un abisso, tanto che la provincia di Viterbo è ferma alla 74esima posizione, sotto Roma (22.971euro), Frosinone (18.576) e Latina (17.736). Peggio di noi solo la provincia di Rieti con 16.267 euro di reddito lordo annuo.Ad esclusione di Roma, tutte le province della regione Lazio sono sotto la media italiana, la cui retribuzione ammontava,  sempre nel 2021, a 21.868 euro. 

 Conti alla mano, dividendo l'importo per tutte e tredici le mensilità, ogni lavoratore viterbese guadagnerebbe mediamente in un mese 1262 euro lorde. 


Praticamente una miseria, tenendo conto del costo della vita di oggi. Viterbo ancora una volta rientra nel range delle province del sud Italia. E come dimostrano i dati evidenziati nel report, la differenza tra nord e sud continua a farsi sentire. Le disuguaglianze salariali tra le ripartizioni geografiche sono ancora attuali perché nel settore privato le multinazionali, le utilities, le imprese medio-grandi, le società finanziarie, assicurative e bancarie che tendenzialmente riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media, sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord.

Tenendo conto che qui si parla di settore privato, ed essendo automaticamente esclusi gli operai agricoli e domestici ecco che il dato nella Tuscia, notoriamente popolata da tantissime partite iva e lavoratori autonomi, si abbassa drammaticamente.

'Come ha avuto modo di segnalare anche il Cnel 2 - riporta la Cgia - il problema dei lavoratori poveri non parrebbe riconducibile ai minimi tabellari troppo bassi, ma al fatto che durante l’anno queste persone lavorano un numero di giornate molto contenuto. Pertanto, più che a istituire unminimo salariale per legge andrebbe contrastato l’abuso di alcuni contratti a tempo ridotto, rafforzata l’applicazione della contrattazione di secondo livello, procedere al taglio dell’Irpef e provvedere al rinnovo dei contratti entro la scadenza'






Facebook Twitter Rss