

VITERBO – (b.b.) Business dell’immigrazione clandestina, il maxi fascicolo di inchiesta finisce al tribunale di Siena. Il gup Francesco Rigato ieri mattina ha dichiarato l’incompatibilità territoriale del tribunale viterbese per i fatti contestati a trentacinque imprenditori attivi nel campo agricolo, che avrebbero favorito l’arrivo sul territorio nazionale di immigrati, spacciandoli per lavoratori stagionali all’interno dello loro aziende agricole.
Solamente due posizioni, quelle di due imprenditori originari di Blera e Nuoro, rimarranno a Viterbo: secondo la Procura, i due, così come gli altri indagati, avrebbero richiesto 2500 euro a persona per avviare le pratiche di richiesta di permesso di soggiorno in Italia. 2500 euro per depositare tutti i documenti necessari per il loro arrivo dall’India o dal Pakistan, e per presentare fittizie richieste di assunzione di lavoratori stagionali, come braccianti agricoli.
Un sistema ben collaudato, quello messo in piedi e smascherato dalla pm Paola Conti, che ha fatto finire sotto la lente della Procura 37 imprenditori attivi tra Viterbo e la provincia di Siena. Gran parte originari della Sardegna, gli indagati sarebbero stati traditi dall’uso dei cellulari: decine e decine le chiamate e i messaggi scambiati con i giovani indiani interessati ad arrivare in Italia e nella Tuscia che, nel corso del 2013, sarebbero stati intercettati dagli inquirenti e che ora rappresenterebbero le prove cardine a loro carico.
''Ma i duemila e cinquecento euro, quando me li dai?'' scriveva il titolare di un’azienda agricola originario di un piccolo paesino in provincia di Nuoro, ma operativo a Montepulciano.
Ora per tutti si apriranno le porte del tribunale senese, mentre per i due imprenditori di Blera e Nuoro si dovrà aspettare il 14 novembre prossimo per discutere del loro eventuale rinvio a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.