ANNO 16 n° 271
Burocrazia lumaca, soffrono le imprese
Secondo la Cgia Mestre la provincia di Viterbo non brilla per efficienza burocratica, freno allo sviluppo
29/10/2024 - 07:01

 

VITERBO - Offerta dei servizi pubblici digitali nella Tuscia? Meglio farsi il segno della croce. Non promette bene il report redatto dalla Cgia di Mestre sugli standard di efficienza burocratica tra le amministrazioni e le piccole e medie imprese in particolare per quello che riguarda il rilascio di permessi e autorizzazioni. Secondo quanto emerso dagli studi dell'associazione mestrina i comuni della provincia di Viterbo, nell'anno che ha preceduto il Covid, ossia il 2019, non hanno brillato per dinamismo e operosità tanto da relegare il capoluogo nelle retrovie della classifica generale.

Tra carte, timbri e moduli da compilare, riporta nel dettaglio la Cgia: 'Le attese agli sportelli sono vissuti da tanti imprenditori come dei veri e propri incubi, mentre per tanti cittadini quando ci si deve interfacciare con la macchina pubblica spesso si scivola in un profondo stato di angoscia'. Problema tutto viterbese? Decisamente no. Nella media nazionale, infatti, la nostra pubblica amministrazione risulta essere tra le peggiori d'Europa, con un danno economico stimato in oltre 80 miliardi di euro, conseguenza oltre che dell’inefficienza degli uffici pubblici, anche delle inevitabili ricadute negative sul livello di produttività delle imprese private.

Secondo l'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dove la pubblica amministrazione è più efficiente, i territori sono più produttivi. Diversamente, dove la giustizia funziona peggio, la sanità è malconcia e le infrastrutture sono insufficienti, anche le imprese private di quelle regioni perdono competitività. Questione di numeri e di variabili proporzionali. 'Semplificare il quadro normativo - riporta lo studio - è il primo step per rendere più competitivi gli uffici pubblici e accelerare i tempi di risposta: con troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che nell’incertezza interpretativa si “difendono” spostando nel tempo le decisioni e incentivando, come precedentemente esposto, il meccanismo sopra specificato'.

Altro dato interessante preso in considerazione nella classifica è l'IQI, ossia l'indice che misura la qualità delle istituzioni pubbliche presenti in tutte le realtà territoriali italiane. Questo misuratore assume un valore che va da 0 a 1; a differenza di altri che si basano sulle percezioni dei cittadini, quello redatto dagli studiosi dell’università Federico II di Napoli fa riferimento a dati oggettivi e considera i servizi pubblici, l’attività economica territoriale, la giustizia, la corruzione, il livello culturale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Settantaseiesima su centosei è la provincia di Viterbo, con un tasso IQI pari a 0,419 nel 2019. Rispetto al decennio precedente ha conquistato otto posizioni






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