

Si apre nel pomeriggio a Bruxelles, al Justus Lipsius, un Consiglio europeo cruciale, al quale prenderanno parte i 27 capi di Stato e di Governo dell'Ue. Patto per la crescita, Tobin tax, scudo antispread: i principali temi sul tavolo. L'Italia insiste per un fondo antispread, ma Berlino si oppone. Monti alle 11.30 avrà un incontro bilaterale con il presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy.
BRUXELLES - Il presidente del Consiglio Mario Monti è giunto alle 9 in punto al Justus Lipsius, il palazzo sede del Consiglio europeo dove nel primo pomeriggio prenderà il via il summit tra i 27 capi di Stato e di Governo dell'Ue. Monti è arrivato fin da questa mattina per preparare, insieme ai suoi più stretti collaboratori, la posizione italiana da portare al vertice e non è escluso che nel corso della mattinata possa avere contatti o incontri bilaterali con alcuni dei suoi colleghi europei.
Gli spread italiani e spagnoli si impongono con prepotenza nell'agenda del vertice Ue. 'Ai tassi attuali la Spagna e l'Italia non potranno continuare ancora per molto a finanziarsi sui mercati', è il vero e proprio sos lanciato oggi dal premier spagnolo Mariano Rajoy a poche ore da un Consiglio europeo 'cruciale' per il futuro dell'euro ma dagli esiti incertissimi. E anche il premier Mario Monti ha accentuato il pressing sulla sua proposta di uno scudo anti-spread per i paesi virtuosi: un meccanismo in grado di contenere oltre una certa soglia il differenziale con i Bund tedeschi di riferimento, in modo automatico e senza sottostare alle condizionalità imposte dalla Ue ai Paesi che chiedono aiuti finanziari. Ai tassi attuali, a Italia e Spagna costa più del doppio finanziare il proprio debito rispetto alla Germania. A Bruxelles, per ritirare un premio dell'associazione dei contribuenti europei, Monti è arrivato a condizionare il sì italiano alla Tobin tax a passi in avanti concreti per fare scendere la febbre degli spread. L'Italia 'aderirebbe solo se anche per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani, ci fosse una cooperazione rafforzata e quindi ci si muovesse ad un livello di cooperazione maggiore', ha avvertito Monti, inviando un chiaro messaggio alla Merkel, che aveva dato per scontato l'appoggio italiano alla tassa sulle transazioni finanziarie. 'Le sfide mi piacciono', ha scherzato il premier.
BILATERALE MONTI-VAN ROMPUY - Il presidente del Consiglio Mario Monti incontrerà in mattinata il presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy. Il colloquio si svolgerà nel quadro dei lavori preparatori del vertice Ue di questo pomeriggio. Fonti europee hanno indicato che nel corso delle prossime ore, prima dell'avvio ufficile del summit, Monti continuerà ad avere contatti e colloqui con i suoi colleghi europei.
BERLINO, SCUDO ANTISPREAD? CI SONO EFSF E ESM - L'eurozona ha a disposizione 'un raffinato strumentario', costituito ad esempio dall'EFSF e dall'ESM che sono 'a disposizione' dei paesi che dovessero averne bisogno. Lo ha detto una fonte governativa tedesca, a poche ore dalvertice di Bruxelles, rispondendo a una domanda sulla aspettative italiane su uno scudo antispread.
'E' esagerato andare in panico per i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli'. Secondo la fonte, 'dobbiamo imparare in Europa a sfruttare in maniera adeguata gli strumenti che abbiamo, e che sono stati ratificati'. Secondo la fonte c'é infatti 'una ampia varietà di strumenti a disposizione' da usare come strumento antispread, come l'EFSF (European Financial Stability Facility, il fondo per salvaguardare la stabilità finanziaria fornendo assistenza, con fino a 440 miliardi di euro (ma dopo il salvataggio di Irlanda e Portogallo ne sono disponibili solo 250 circa). L'ESM, il meccanismo di stabilità europeo, sostituirà tra breve l'EFSF, e sarà complessivamente dotato di circa 750 miliardi di euro.
'Il gabinetto tedesco ha stabilito la possibilità di una Tobin Tax, ritenuta necessaria. Questa la posizione della Germania, non è affatto cambiata da ieri'. Lo ha detto una fonte governativa, in vista del vertice di Bruxelles, rispondendo a una domanda sulla posizione italiana, sì a Tobin tax in cambio di misure antispread.
Se l'Europa non varerà un meccanismo anti-spread, l'Italia non sosterrà la tassa sulle transazioni finanziarie. A poche ore dal 'decisivo' vertice di Bruxelles, Mario Monti alza ancora la posta nella sfida con Berlino. Del resto, ironizza il presidente del Consiglio, 'mi piacciono le sfide'. Intanto ringrazia il Parlamento per il voto sulla riforma del lavoro che rafforza l'Italia nel negoziato Ue e ribadisce 'piena fiducia' al ministro Elsa Fornero, bollando - in privato - come 'solità mentalità da posto fisso' le polemiche per l'intervista del ministro al Wall Street Journal.
Sul fronte europeo, il premier è consapevole che nel muro alzato da Angela Merkel si intravvedono le prime crepe. Timide aperture al fondo anti-spread che però rischiano di non essere sufficienti. E soprattutto di non portare a risultati concreti in tempo: perché lunedì i mercati riaprono e senza una svolta il rischio è grande. E così torna alla carica. Stavolta ponendo, nei fatti, un veto alla tassa sulle transazioni finanziarie se non passerà la proposta italiana di usare il fondo salva-Stati (l'attuale Esfs e il futuro Esm) per arginare il differenziale fra i titoli dei Paesi virtuosi, Italia in testa, e quelli tedeschi.
E l'unico 'ostaggio' che può permettersi di rischiare è proprio la cosiddetta Tobin tax', visto che minacciare di non sostenere il piano per la crescita sarebbe paradossale dopo averlo chiesto per mesi. La tassa sulle transazioni finanziarie, invece, Monti l'ha sempre considerata inutile se limitata ad alcuni paesi europei: ritiene che dovrebbe essere a livello di G20 o, al limite, di Ue a Ventisette. Ma il veto di Londra e di altri Paesi hanno spinto Francia(che ci tiene davvero), Germania (imposta da Merkel dai socialisti tedeschi) e Spagna ad andare avanti con la 'cooperazione rafforzata'. Ovvero senza tutti i partner Ue. L'Italia, nella quadrilaterale di Roma, ha deciso di aderire e si è formato un blocco di circa dieci Paesi. Il numero minimo, per i trattati, per proseguire senza gli altri partner. Soglia che sarebbe superata anche senza il sostengo di Roma. Ma ciò che conta è il gesto politico.
Paradosso vuole che la minaccia venga lanciata proprio in casa dei tedeschi. Monti infatti arriva a Bruxelles un giorno prima del summit per ritirare un premio dall'associazione dei contribuenti europei. Cerimonia che si svolge nella rappresentanza del Land Bavarese presso l'Ue. 'Aderiremmo' alla cooperazione rafforzata sulla tassa per le transazioni finanziarie 'solo se anche per altri, come appunto la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli comuni, ci fosse una cooperazione rafforzata, nel senso di una maggiore cooperazione - precisa - a livello Ue'.
Sulla possibilità di convincere Berlino, Lo scudo anti-spread 'non è una cosa che l'Italia viene a chiedere, ma viene ad offrire'. E anche sull'uso delle risorse della Bce resta vago: 'ci sono possibili varie modalità tecniche che i tecnici stanno considerando'. Poi però, a chi gli chiede se sia più difficile convincere i mercati o la Germania, spiega: 'Sono entrambe sfide difficili, ma ci piacciono le sfide e tutti in Europa fanno del loro meglio quando sono in una sfida'.
Il premier, infatti, almeno secondo fonti diplomatiche resta ottimista. 'La Germania ha alzato delle barricate su argomenti, come gli eurobond, che riguardano il lungo periodo, ma non sulle misure a breve termine, che interessano l'Italia', spiega una fonte addentro ai negoziati del summit. Le difficoltà ci sono, soprattutto sul fronte delle condizioni che Berlino potrebbe chiedere in cambio. 'Siamo pronti a negoziare su come individuare i Paesi 'virtuosi'', assicura però una fonte di governo. L'importante, ed è questo l'obiettivo di Monti, è che si arrivi ad 'adottare il meccanismo anti-spread nella dichiarazione conclusiva del summit'. Se così sarà, aggiunge una fonte diplomatica, 'il compito di mettere a punto i dettagli tecnici sarà affidato all'Ecofin successivo'. Sempre che la Germania ceda.
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