

VITERBO – (b.b.) Una serata movimentata quella del 13 aprile 2015. Fuori da un noto bar di Fabrica di Roma, l’animata discussione tra cinque uomini si trasforma presto in una vera e propria rissa. Dalle parole ai fatti. Volano calci e pugni, tutto per un’incomprensione di carattere personale. C’è chi sanguina, chi ha bisogno di soccorso sanitario.
In pochi minuti è il caos, tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri. E sono proprio i titolari del bar e alcuni passanti a chiamare aiuto. All’arrivo delle forze dell’ordine, però, non c’è più alcuna rissa da sedare. I responsabili, tutti stranieri di età compresa tra i 29 e i 52 anni, si dileguano, corrono via tentando la fuga.
Rintracciati e arrestati dopo pochi minuti, vengono portati al pronto soccorso di Civita Castellana. Per due di loro sono necessarie piccole medicazioni, nulla di più. Per un terzo, A.H. di origini marocchine, le ferite sono più gravi, otterrà un mese di prognosi.
Dopo il processo per direttissima di due anni fa, venerdì tutti e cinque sono tornati in aula.
L’accusa ha formulato e ottenuto una riqualificazione del reato: non dovranno più rispondere di rissa, ma di lesioni personali. Ad avere la meglio, A.H., difeso dall’avvocato Luca Gioiosi, per il quale la posizione si è completamente capovolta. Da coimputato per rissa a parte offesa, a vittima di percosse.
L’udienza è stata aggiornata a febbraio 2017 per ascoltare i primi testimoni dell’accusa.