

di Flavia Ludovisi
VITERBO – Una storia di maltrattamenti in famiglia ai danni di un minore che sembra non avere fine. Sono passati due anni dalla chiusura delle indagini da parte della procura della Repubblica di Terni e ieri mattina sarebbe dovuto iniziare il processo a carico della madre del minore e del suo convivente, accusati di aver malmenato più volte il bambino. Ma così non è stato a causa di un vizio di forma nella fissazione dell’udienza preliminare. Così, il giudice del tribunale di Terni, Angelo Maria Socci, non ha potuto far altro dichiarare la nullità dell'atto e rimettere il fascicolo al pm. Si è assistito, insomma, all’ennesimo errore che rende eterna la giustizia italiana.
Il caso è complicato e delicatissimo. Così delicato da evitare di scrivere il comune della Tuscia dove ora il bambino vive con il padre. Lo stesso comune da dove provengono i suoi genitori. Le indagini sul caso prendono avvio nel 2010 ma bisogna necessariamente fare un passo indietro. Al centro della vicenda c’è una madre che oggi ha tre figli da tre uomini diversi. L’ultimo compagno è indagato insieme a lei per maltrattamenti verso il figlio più grande. E’ una donna che soffre di disturbi del comportamento, che spesso si lascia andare a manifestazioni di aggressività, falsi malori, contatti telefonici ossessivi e da ultimo intenzioni suicide. Il tutto in presenza dei bambini, tanto che nel 2004 la situazione viene segnalata al tribunale dei minori di Perugia. Nel 2006 la donna viene anche indagata per il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni dei due figli e di procurato allarme alle autorità e, dopo l’ennesimo tentativo di suicidio per l’assunzione di troppi farmaci, sempre di fronte ai piccoli, e le ennesime minacce ai rispettivi padri di non permettergli più di vedere i figli, i servizi sociali affidano i minori all’ex marito e all’ex compagno della donna. Fino al 2007, però, quando lei interrompe le cure mediche e riprende con sé i bambini. Inizia in quel periodo la convivenza con l’attuale compagno, che per l’accusa si è reso responsabile con lei dei maltrattamenti. Ma quello stesso periodo coincide anche con i primi episodi di violenza nei confronti del figlio maggiore.
A dare l’allarme in Questura è l’assistente sociale nel dicembre 2010, dopo aver ricevuto una telefonata anonima in cui le viene riferito che, in diverse occasioni, la donna in questione e il suo compagno sono stati visti di fronte all’ingresso della scuola mentre malmenavano il bambino. Non solo. Nella segnalazione anonima viene anche rivelato anche che un giorno il bambino era arrivato a scuola con diversi lividi in volto, notati anche dalle insegnanti. “Me li ha fatti mamma”, avrebbe confidato in quell’occasione a un compagno. E sulla scorta di questa segnalazione e dopo aver sentito il padre del bambino, il fratellastro e il padre di quest’ultimo, iniziano le indagini da parte della procura di Terni, città dove all’epoca dei fatti il bambino viveva con la madre.
A quanto riferito dal padre del fratellastro del bambino, che riceve le confidenze del figlio, e dal padre di Michele, che invece ha avuto modo di vedere sul corpo del figlio i segni delle percosse, prende forma per gli inquirenti il quadro accusatorio della madre del bambino e del suo convivente. Le indagini vengono chiuse nel 2012 e il reato ipotizzato per i due è quello di maltrattamenti in famiglia nei confronti di minore, commessi a partire dal 2007.
Ieri in tribunale, a due anni dalla chiusura delle indagini, si sarebbe dovuta svolgere l’udienza preliminare e in aula, pronte a testimoniare, c’erano anche le insegnanti di bimbo e l’assistente sociale che aveva dato l’allarme. Il padre di Michele, invece, si doveva costituire parte civile. Ma è tutto rimandato. Ora si attende il nuovo avviso di fissazione dell’udienza preliminare.