

di Caterina Berardi
BOLSENA - Ricorderete tutti la sensazionale notizia divulgata l’11 gennaio, del ritrovamento della torretta del B 17 americano Flying Fortress inabissatosi nelle acque del lago di Bolsena durante uno scontro a fuoco con la contraerea tedesca nel gennaio del 1944.
In quell’occasione venne fatta una cerimonia presso la nuova ala del museo territoriale di Bolsena, alla presenza di esponenti militari americani, delle famiglie dei sopravvissuti e della Scuola Sub Lago di Bolsena, che furono i benemeriti di quel ritrovamento coadiuvati dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Viterbo.
Tuttavia, secondo le cronache ufficiali riportate nel 1960, da una testata giornalistica viterbese dell’epoca, i primi in assoluto che individuarono il relitto aereo furono quattro sommozzatori italiani ritenuti, per la subacquea mondiale dell’epoca, i più esperti del settore:- Ennio Falco, Cesare Olgiai, Fausto Sara e Alberto Novelli scesero a quota -90 alla ricerca del relitto del B-17, incaricati da un’organizzazione americana che si occupava in tutto il mondo del ritrovamento dei resti dei caduti della seconda guerra mondiale, la “Grave Registration Commission”.
Nonostante le condizioni estremamente difficili dell’epoca, e soprattutto per la mancanza di strumentazioni e tecnologie, allora decisamente più rudimentali rispetto quelle attuali, Falco, Olgiai, Sara e Novelli 16 anni dopo l’abbattimento del B17, effettuarono più di 40 immersioni sul relitto aereo. Senza togliere il merito ai ricercatori della Scuola Sub Lago di Bolsena, che hanno portato a casa un risultato indubbiamente straordinario, ci si chiede, per quale motivo gli stessi ricercatori bolsenesi non abbiano mai ricordato, chi fossero i predecessori del ritrovamento, dato che, riviste specializzate nel settore subacqueo, ne riportano questa magnifica avventura.
Omissione volontaria, o memoria corta? Ebbene, un articolo comparso nell’ottobre del 1960, di questa eroica impresa a firma di Ennio Falco, Cesare Olgiai, Fausto Sara e Alberto Novelli fu pubblicato sulla rivista “Mondo Sommerso”, nel novembre del 1960, all’epoca Sesto Continente, che ne riassume tutta la dinamica dell’impresa.