

Tra febbraio e agosto 2026 i prezzi dell'energia per uso domestico nel Lazio sono aumentati del 9,6%. È il dato che Confartigianato ha ricavato dalle rilevazioni Istat e che si traduce, per le famiglie della regione, in circa 166 milioni di euro di spesa in più in sei mesi. Nella Tuscia l'allarme non riguarda solo le bollette di casa: nelle settimane scorse anche dal polo ceramico di Civita Castellana è arrivata la richiesta di intervenire sui costi dell'energia, che per un'industria che cuoce argilla a oltre mille gradi rappresentano una delle prime voci del conto economico. Il periodo misurato da Confartigianato non è casuale: comincia proprio quando, a fine febbraio, è scoppiato il conflitto con l'Iran che ha bloccato lo Stretto di Hormuz.
Perché il greggio pesa anche sulle bollette
In Italia l'elettricità non si produce più con il petrolio se non in misura marginale. Eppure le quotazioni del greggio e quelle delle bollette si muovono spesso nella stessa direzione. Il legame passa soprattutto dal gas naturale. Da Hormuz, prima della guerra, transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati nel mondo. La chiusura dello stretto ha quindi colpito insieme i due mercati: meno greggio e meno Gnl, con il Qatar, uno dei maggiori esportatori di gas liquefatto, tagliato fuori dalle rotte abituali.
Il gas, a sua volta, determina gran parte del prezzo dell'elettricità sul mercato all'ingrosso italiano, perché le centrali a gas sono quelle che fissano il prezzo marginale nella maggior parte delle ore. A ottobre 2026, secondo i dati riportati dalla stampa specializzata, il prezzo unico nazionale dell'energia elettrica viaggiava intorno a 0,376 euro per chilowattora e il Psv, il riferimento italiano del gas all'ingrosso, attorno a 0,788 euro per metro cubo standard. Valori lontani da quelli di inizio anno.
Che cosa dicono le quotazioni di ottobre
Nella prima settimana di ottobre il Brent con consegna a dicembre è tornato sopra i 100 dollari al barile, toccando 101,32 dollari nella mattina del 7 ottobre. La quotazione petrolio resta quindi su livelli elevati, ma con oscillazioni ampie: il 6 ottobre il Brent era sceso dell'1,97% in una sola seduta, a 98,34 dollari, sulla notizia di esportazioni in aumento dal Medio Oriente, e nella stessa fase il gas europeo aveva registrato cali significativi ogni volta che si erano aperte prospettive di tregua tra Washington e Teheran.
Questa sincronia è il punto centrale per chi deve programmare i costi energetici di un'azienda. Quando il mercato legge una notizia come un passo verso la riapertura dello stretto, scendono insieme greggio e gas; quando arrivano attacchi a petroliere o infrastrutture, salgono insieme. Le imprese energivore, come le ceramiche, finiscono così esposte a un unico grande fattore di rischio geopolitico che si trasmette attraverso più canali.
Il caso delle ceramiche
Nel distretto di Civita Castellana, specializzato in sanitari e stoviglie, il gas alimenta i forni e l'elettricità il resto della linea produttiva. Rispetto alla crisi energetica del 2022 molte aziende hanno ridotto i consumi e firmato contratti con prezzi fissati per periodi più lunghi, ma la copertura non è mai totale e le scadenze dei contratti costringono prima o poi a rinegoziare ai prezzi del momento. È qui che la volatilità delle quotazioni internazionali diventa un problema concreto: un rinnovo firmato in una settimana di tensione può pesare per mesi sul conto economico.
A questo si somma il costo del trasporto. Le ceramiche viaggiano su gomma verso i mercati italiani ed europei, e il gasolio, nel 2026, è diventato più caro della benzina. Il 9 ottobre il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale era di 2,258 euro al litro, secondo l'Osservatorio del ministero delle Imprese.
Il ruolo delle scorte
Un elemento tecnico aiuta a capire perché i prezzi restino alti anche nelle fasi di calma apparente. Nel rapporto pubblicato l'11 settembre, l'Agenzia internazionale dell'energia ha stimato che ad agosto le scorte mondiali di petrolio sono scese di 3,1 milioni di barili al giorno, fino ai livelli più bassi dal 2023, e che le esportazioni dal Golfo resteranno intorno al 60% dei livelli prebellici fino a fine anno. Con magazzini meno pieni, ogni notizia negativa ha più effetto sui prezzi, perché il sistema ha meno margine per assorbirla.
Lo stesso vale per il gas europeo, che entra nella stagione invernale con stoccaggi costruiti in un'estate di forniture di Gnl ridotte. Per le famiglie significa che il rischio di nuove oscillazioni nelle bollette resta concreto anche nei prossimi mesi.
Cosa osservare nelle prossime settimane
Per la Tuscia i segnali da seguire sono tre. Il primo è l'andamento di Hormuz e dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che determinano insieme greggio e gas. Il secondo sono le decisioni del governo su accise e misure per le imprese energivore, che possono cambiare il costo finale indipendentemente dai mercati. Il terzo è il prossimo rapporto mensile dell'IEA, atteso a metà ottobre, che dirà se il prelievo dalle scorte è proseguito.
Il dato di Confartigianato fotografa sei mesi già passati. La domanda per famiglie e imprese del Viterbese è quanto a lungo durerà una fase in cui il costo dell'energia dipende, più che dalla domanda interna, da ciò che accade in uno stretto di mare a migliaia di chilometri di distanza.