ANNO 16 n° 273
Bisignani prima usato e poi scaricato
Il parere dell'Osservatore Romano
30/06/2011 - 18:32

No, il nostro Osservatore Romano non va confuso con il quotidiano dello Stato della Città del Vaticano. E’, più semplicemente un corsivista romano che dalla Capitale osserva e ci invia le sue osservazioni affinché vengano pubblicate su ViterboNewes24.it e su ViterboOggi.it. La rubrica che ha accettato di tenere, e per questo lo ringraziamo di cuore, non avrà una scadenza fissa. A scandirla saranno gli avvenimenti che l’Osservatore Romano deciderà di osservare. I temi sono evidentemente liberi. La scelta spetta esclusivamente a lui. Noi ci siamo limitati a chiedergli, di tanto in tanto, di gettare il suo sguardo anche sulle cose di casa nostra, che egliì ben conosce.

                                   dall’Osservatore Romano

Insomma, oggi tocca al dottor Luigi Bisignani, nel senso che potrebbe aver fatto il suo tempo e chi (davvero) comanda aver deciso di sostituirlo nel ruolo di uomo ombra (le sue foto pubbliche si contano su poche dita), incaricato di fare da ascolto, rimbalzo e deviazione delle notizie utili a mettere, pro tempore, gli uomini utili nei posti di potere utili.

Avanti un altro, dunque, purché alla fine i conti tornino nelle tasche (sta lì il cuore) di quelli che non si vedono ma ci sono e sempre ci saranno a manovrare, dirigere, governare.

 Poco a che fare con i politici del parlamento o delle regioni, meno ancora di comuni e province. Ci vuol ben altro. E neanche con i grand commis, i super dirigenti della pubblica amministrazione, seppure qualche dubbio viene vedendo, ad esempio, che a capo delle autority, gli organismi che dovrebbero garantire trasparenza e concorrenza (cioè la vera “libertà” dei cittadini), son sempre gli stessi Catricalà, Calabrò, Cardia, ma anche Draghi e poi Grilli, tutti della stessa provenienza, ministeri, consiglio di stato, corte dei conti, avvocatura. Ieri capi di gabinetto e direttori generali di ministero, poi a guidare la vigilanza sulla concorrenza, sulle comunicazioni, sulle banche.

Un livello certamente più alto dell’onorevole peone o di prestigio, ma non abbastanza perché, sempre ad esempio, ci sarebbe da chiedersi come dei ragazzi che al bar di Varese parlavano di Roma ladrona siano diventati, allora, così destabilizzanti, con i discorsi sulla secessione, da favorire dubbi e perplessità nei mercati e nei consessi internazionali sull’Italia in crescita, mentre oggi stanno al governo nazionale e difendono le province. Dicono che avessero a modello i lander tedeschi e perché non pensare che dalla Germania (anch’essa in crescita) venissero suggeritori, istruttori e risorse?

E Tangentopoli che spazzò via DC, PSI, PSDI e tutti gli altri dal PCI al MSI per sostituirli con Berlusconi e Fini, i comunisti a braccetto con una parte di ex dc, eccetera? Ci fu regia?

George Orwell ipotizzò, tanti anni prima della televisione, un mondo di spettatori e pochissimi, proprio pochissimi attori, questi ultimi a comandare, servendosi, per lo spettacolo, di annunciatori, buttafuori precari per il tempo che gli spettatori gridano “Bravo!”, come al Nerone di Petrolini. Quando, poi, si stancano, avanti altri buttafuori a convincere che tutto “sarà più grande e più bello che pria”.

Milano, Napoli e i referendum hanno rivelato la “stanchezza”. Per cambiare annunciatori niente di meglio che profittare del giusto e difficile lavoro di alcuni magistrati, adattando il racconto di arresti e intercettazioni perché lo spettacolo deve continuare.

Sul cartellone, accanto alla P, un nuovo numero. Saremmo al 4.

A scriverlo non è la maggioranza governativa e nemmeno l’opposizione. Neppure Berlusconi. Anzi… Sarà la “speculazione”? Cioè, chi?

P.S. A proposito di maneggioni-buttafuori, diffidare dalle imitazioni esposte sui banchi di provincia. Roma è così vicina….






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